Pennac in Italia con “Mio fratello” «Noi ultimi del mondo del silenzio»

5 Novembre 2018

MILANO. Bernard Pennac si sarebbe divertito a leggerlo. «E sicuramente mi avrebbe detto “ah Daniel, la tua mania di idealizzare”», aggiunge lo scrittore francese Daniel Pennac, in questi giorni in...

MILANO. Bernard Pennac si sarebbe divertito a leggerlo. «E sicuramente mi avrebbe detto “ah Daniel, la tua mania di idealizzare”», aggiunge lo scrittore francese Daniel Pennac, in questi giorni in Italia, dove il 18 ottobre è uscito il suo ultimo libro “Mio fratello” (Feltrinelli).
Bernard era il fratello maggiore ed è morto nel 2007 per un caso di malasanità provocando in Daniel un grande doloroso tormento che traspare sia nelle righe del volume sia mentre ne parla. «Alla perdita di un fratello non si è preparati, biologicamente, cronologicamente sembra un evento impossibile», spiega l'autore 74enne. «I genitori si sa che se ne andranno prima di noi, un figlio rappresenta una paura continua, ma un fratello no, e Bernard è la persona che più mi manca al mondo». Dopo la sua morte Daniel attraversò un periodo critico in cui cadeva spesso, stava male, rischiava incidenti. Poi decise di mettere in scena “Bartleby lo scrivano” di Melville, il racconto preferito da lui e dal fratello. E il libro alterna infatti pagine tratte dallo scritto dell’autore americano, a ricordi su Bernard. «Il desiderio di portare in scena Bartleby mi venne un giorno in cui pensavo a mio fratello, le prime parole del libro: non so niente di lui se non che gli ho voluto molto bene», prosegue. Un libro intimo lo definisce, molto diverso da quelli scritti finora. Ma sempre con la sua anima dentro le righe, il desiderio di trasmettere qualcosa (per oltre 30 anni è stato un insegnante e i giovani e la loro educazione restano tra i suoi primi pensieri), l’occhio sempre attento sull’attualità e le sue emergenze. Come quella sui migranti: «Da questo punto di vista l’Europa si sta comportando senza onore. L’immigrazione, soprattutto quella dal Mediterraneo non rappresenta nessun reale pericolo demografico per noi, c’è chi approfitta di momenti di crisi e paura per alimentare i peggiori incubi. Fanno paura da noi come negli altri Paesi ma sono sicuro che tanti atteggiamenti dei governi siano più motivati da preoccupazione in previsione elettorale». O, parlando del rapporto di poche parole col fratello, del «dilagare» della «collisione tra sfera privata e quella pubblica». «Eravamo i due ultimi rappresentanti del mondo del silenzio», scrive. «Intorno a noi le parole si liberavano, crollavano le dighe, l’intimità dilagava, invadeva giornali, piazze». «Ma è solo l’illusione di sentirsi meno soli» spiega. Per l'autore di Malaussène e di tanti saggi sulla lettura, restano fermi principi come la curiosità che aiuta a capire anche ciò che fa paura e superare la diffidenza, o la spinta infinita tra desiderio di cambiamento e voglia di stabilità.