Pescara, al Premio Borsellino la Calabria che vuole cambiare

Nella sala consiliare la cerimonia conclusiva della ventesima edizione del premio voluto da Antonino Caponnetto con la consegna delle targhe a 14 tra giornalisti, magistrati, persone impegnate per la legalità. Coisp e Cipas polemici per il premio assegnato a Ilaria Cucchi
PESCARA. Con una lunga cerimonia svoltasi questa mattina nella sala consiliare del Comune di Pescara, sono stati assegnati gli altri quattordici premi della ventesima edizione del Premio nazionale Paolo Borsellino nelle sezioni Giornalismo, Cultura, Impegno Civile, Impegno Sociale, Politica e Legalità. I personaggi premiati ieri in Comune per l'edizione 2015 sono stati i giornalisti Arnaldo Capezzuto, Nello Trocchia, Fabrizio Feo, Domenico Iannaccone e Michele Albanese; il fotografo Tony Gentile (Cultura); la preside del liceo classico D'Annunzio di Pescara Donatella D'Amico (educazione alla legalità), la presidente della Fidas Pescara Anna Di Carlo (impegno sociale); Rossano Ercolini presidente dell'associazione Zero Waste Europe per il progetto "Rifiuti Zero" (impegno civile); don Pino De Masi (impegno civile e sociale); Fausto Cardella, Salvatore Dolce, Giovandomenico Lepore e Francesco Lo Voi (magistrati, tutti premiati nella sezione Legalità). Nei giorni precedenti avevano ricevuto il premio per l'impegno politico l'europarlamentare Caterina Chinnici e Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, per l'impegno civile.
A presiedere la cerimonia in Comune gli organizzatori del Premio, con il coordinatore Oscar Buonamano e il presidente del Premio don Aniello Manganiello, il sindaco di Pescara Marco Alessandrini e il presidente del consiglio comunale Antonio Blasioli. Il Premio Borsellino nacque nel 1992 grazie a un'idea del magistrato Antonino Caponnetto, sostenuta anche dalla sorella del giudice vittima della mafia Maria Falcone.
«La denuncia per estorsione dei 36 imprenditori di Bagheria è un segnale importante, proprio perchè viene da Bagheria», ha detto Francesco Lo Voi, procuratore capo a Palermo dopo aver ricevuto il Premio Borsellino, riferendosi all'operazione di polizia dei giorni scorsi. «La cosa negativa è rendersi conto come la mafia sia ancora forte e pervasiva, ma c'è anche l'aspetto positivo, ossia la ribellione di un territorio come quello di Bagheria», ha chiarito Lo Voi.«All'interno della classe politica siciliana c'è chi è più attento e chi meno», la fenomeno mafioso. Ecco perchè «la società civile deve mantenere alta l'attenzione sulla mafia: meglio evitare quello che chiamo il pendolo delle luci della ribalta».
«La classe politica calabrese è in buona parte molto lontana dal condividere un percorso serio di lotta alla 'ndrangheta. Ci sono ancora pacchetti importanti di voti controllati da mafiosi, che sono in grado di spostarli dove vogliono, su quale partito vogliono e su quale candidato vogliono». Così il sostituto procuratore generale di Catanzaro Salvatore Dolce, della Procura nazionale antimafia, prima di ritirare la targa del Premio Borsellino. «A livello nazionale - ha aggiunto Dolce - avverto un'aria abbastanza diversa, ma anche lì ci sono dei lunghi passi in avanti da fare. Penso che una presa di coscienza rispetto a un fenomeno che non si può più sopportare, perché incide in maniera troppo pesante, ha un costo troppo alto dal punto di vista civile, delle libertà e anche economico, ci sia. Un fenomeno che non può che essere abbattuto in maniera seria; si ha la percezione che la classe politica nazionale questo lo stia comprendendo». Secondo il procuratore sono di più, rispetto al passato, le vittime della criminalità organizzata che riescono a venire allo scoperto e a denunciare: «Si ha fiducia nella giustizia - ha detto - e questo lo avvertiamo anche come un onere. Forse ancora oggi rappresentiamo l'ultimo baluardo per il cittadino e per gli "ultimi"».
E' tornato a puntare il dito sulla ricostruzione privata post sisma il procuratore capo dell'Aquila Fausto Cardella, e chiede che fine a fatto la proposta di legge presentata dall'attuale vicepresidente del Csm Giovanni Legnini per regolamentare il settore. Cardella lo chiarisce specie quando, a margine del Premio Borsellino del quale è stato insignito, spiega che «siamo contenti se c'è un certo compiacimento delle istituzioni in Abruzzo quando abbiamo scovato figure colluse. Ma se per le vicende della ricostruzione dei beni pubblici le regole ci sono che funzionano quando si arriva ai privati, ecco lì c'è un sottobosco di appalti selvaggi. La legge di Legnini è rimasta là dov'era, eppure vedo che anche parte della politica abruzzese la reclama», ha concluso.
Salvatore Dolce, pubblico ministero a Catanzaro; Michele Albanese, giornalista sotto scorta; don Pino De Masi, referente dell'associazione Libera a Gioia Tauro e Vincenzo Ciconte, storico e docente. La Calabria fa il pieno al Premio Borsellino, che quest'anno riconosce ai protagonisti della lotta alla n'drangheta nella regione un ruolo di guida morale non solo per la martoriata terra calabrese. «Ci sentiamo onorati del premio, ma la presenza di quattro calabresi è emblematica: perchè è in Calabria che si gioca la partita di livello. È la Calabria il campo di battaglia», ha detto Michele Albanese, giornalista del Quotidiano del Sud e collaboratore dell'Ansa, sotto scorta dopo le minacce ricevute dai clan. «Il sistema dell'informazione e la giustizia hanno capito la pericolosità del fenomeno, ma non so quanto lo abbia capito la politica», spiega Albanese. «La Calabria è abbandonata da Dio e dagli uomini - rinforza la dote don Pino De Masi - nessuno se ne occupa. Pensate che nell'ultimo Consiglio dei Ministri non ci sono provvedimenti per l'alluvione dei giorni scorsi. Ma il fatto che il Borsellino abbia premiato 4 calabresi è un segno che alla fine della Calabria se ne devono occupare soprattutto i calabresi: siamo noi gli unici protagonisti del cambiamento, tocca a noi calabresi cambiare», chiude Don Pino. «C'è poi da dire almeno oggi come si sia è capito che la n'drangheta è la più pericolosa di tutte: non è un caso che la mafia siciliana chiede il permesso ai calabresi per comprare la cocaina - conclude a sua volta Albanese - È stata la strage di Duisburg a far capire il livello che si è raggiunto, che la n'drangheta è padrona di mezza Europa e si è comprata mezzo nord d'Italia».
La polemica del Coisp. Da registrare, a margine della cerimonia del Premio Borsellino, l'indignazione del sindacato di polizia Coisp per il premio assegnato a Ilaria Cucchi, il cui fratello Stefano morì a causa delle violente percosse subite dopo l'arresto. «Indignazione» è stata espressa dal Coisp Abruzzo: «Con il massimo rispetto per il dolore altrui e senza giudicare quanto è accaduto, ciò che osservo, piuttosto, è il fatto che i nostri figli, gli stessi che hanno difeso e tenuto alto l'onore di questa Italia, siano dimenticati e snobbati». A sostenerlo è il segretario Coisp Abruzzo, sindacato indipendente di polizia, Alessandro Rosito, a margine della cerimonia di premiazione. «Ciò che giudico - prosegue Rosito - è l'atteggiamento nei nostri confronti. Quando vedremo premiati familiari e parenti di coloro che sono morti difendendo magistrati, giornalisti, ed altre personalità? Quando vedremo migliaia e migliaia di piazze e strade italiane intitolate ai tanti cittadini morti in un letto di ospedale, in mezzo alla strada o in qualsiasi altro luogo, per i quali non hanno trovato un sufficiente perché?» «Davvero questo è un Paese strano - si rammarica Donato Fioriti, presidente nazionale Cipas -. Il Premio Borsellino evidentemente ha ritenuto di poter esprimere tranquillamente un giudizio definitivo, prima dei giudici, su una vicenda ancora non conclusa dal punto di vista giudiziario. Un segnale preoccupante che fa pensare, soprattutto perché proveniente da un Premio tanto prestigioso e intitolato alla memoria di un illustre servitore dello Stato».
