“Pescara l’estate infinita”, il docu-film in tv

Sansonna racconta una città effervescente, di artisti e giocatori, figlia di due opposti (D’Annunzio e Flaiano): domani su Rai5
PESCARA. Pescara e il mito dell’eterna estate inseguita per undici mesi all’anno, una Miami adriatica distesa tra il mare e le palme, sorvegliata a distanza dal Gran Sasso, effervescente, sfrontata e vibrante nella sua giovinezza, in fondo malinconica, dannunziana, pronta a fare spazio al nuovo, “Pescara l’estate infinita”. La racconta così Giuseppe Sansonna, autore e regista per Rai Cultura nel docufilm che va in onda domani alle 22 su Rai5 per il ciclo “Di là dal fiume e tra gli alberi”.
Un omaggio a Pescara con sguardo empatico, immagini e parole ispirate che per cinquanta entusiasmanti minuti raccontano del genius loci che anima il capoluogo adriatico ancora oggi culla di artisti e personaggi visionari. Balneari, vitelloni e imprenditori corsari, una schiera di «irregolari» testimoni dell’immaginario cittadino ognuno a suo modo, ognuno col suo talento. Pescara state of mind, un film nel film. È il racconto di Gianni Santomo, Eriberto Mastromattei, Gino Pilota, dei fotografi Gino Di Paolo e Paolo Iammarrone, del dannunziologo Marzio Maria Cimini, del pittore Matteo Fato, del musicista Piero Delle Monache e di moltissimi altri, vecchie e nuove generazioni, anime girovaghe, cuori vagabondi felici di essere tornati a sognare in riva all’Adriatico. «Le riprese sono durate una settimana, mi ha emozionato molto entrare nella dimensione umana del luogo, fondamentale l’apporto di Antonello Rizzo e Teresa Avolio, operatore e aiuto operatore, abruzzesi», racconta Sansonna al Centro. «Mi sono reso conto, sul territorio, che Pescara somiglia davvero ad un’estate infinita», rivela l’autore, «fatta di puro jazz, in un lungomare che ti fa sentire in una paradossale Miami adriatica. Una città effervescente, cresciuta in fretta dopo le bombe alleate, e che non ha nessuna voglia di fermare il flusso delle sue metamorfosi». «Una città», dice lo stesso autore nel filmato, «figlia di due padri, speculari e opposti, nati sulla stessa via, a un pugno di metri l’uno dall’altro. Gabriele D’Annunzio ed Ennio Flaiano, l’arcitaliano e l’antitaliano. Ma Pescara è anche l’estate eterna, sfrontata e senza rughe, dei suoi imprenditori corsari, come Gianni Santomo, Eriberto e Pilota...Vissuta buttandosi dal ponte, con o senza motocicletta, incenerendo sei miliardi in una sera alla roulette, per poi riguadagnarli in un mese. Diventando intimi di Ayrton Senna e salendo sul tetto d’Europa, con l’ingaggio del Maradona della pallanuoto Manèl Estiarte. Era meglio lo champagne calcistico di Galeone o quello di Zeman? E com’era la Pescara degli anni settanta, con gli occhi sempre aperti, percorsa da calciatori nottambuli che sembravano artisti, e avevano faccia e cuore da rivoluzionari? Come Marco Masoni, passato dalla vita e da Pescara come un turbine. E come Andrea Pazienza, iscritto come Tanino Liberatore, al liceo artistico locale, il mitico Misticoni, docenti Sandro Visca e Albano Paolinelli, prima che entrambi diventassero i re del fumetto europeo? Pescara», chiude Sansonna, «è Rino Gaetano che si ferma al lido pescarese “La Sirenetta”, rapito da un emigrante abruzzese appena tornato dalla Germania, a bordo della sua 131 Abarth. Al juke box del lido ascoltava all’infinito le stesse anacronistiche canzoni sentimentali, nostalgico di un’Italia ormai perduta».