Piace il ritmo di “11 minuti” ma al Lido è già toto-Leone

Vite incrociate e videoregistrate nell’opera del regista polacco Skolimowski In concorso anche la pellicola di Laurie Anderson sul suo compagno Lou Reed
VENEZIA. Due film in concorso nel mercoledì della Mostra del Cinema, mentre al Lido è iniziata la discesa verso l’atterraggio dell’edizione numero 72; l’Italia ancora aspetta il passaggio del quarto film di casa - “Per amor vostro” di Giuseppe Gaudino, domani in Sala Grande - e i toto Leone già si rincorrono mettendo assieme universi distanti: dalla “Francofonia” di Sukorov alla struggente “The Danish Girl” di Hooper passando per lo spietato “El Clan” di Trapero senza dimenticare “Anomalisa” e la sua animazione con scene di sesso e promesse di Oscar. Si vaticina a raggio talmente largo, come sempre, che qualcosa alla fine si indovinerà.
Intanto passa “11 minuti” del polacco Jerzy Skolimowski, e sono undici minuti di un giorno qualsiasi, che potrebbe essere ieri, oggi o domani nella vita di ognuno. Quanti bastano a cambiare i destini di qualsiasi persona, in un normale pomeriggio come tanti, dalle 17 alle 17 e 11’, a Varsavia o in qualsiasi altra metropoli occidentale. Storie incrociate come molte, ma costruite come un perfetto meccanismo a orologeria che esplode letteralmente in una combinazione di cause e di effetti e tecnologia, perché sono filmati e collegamenti che passano per iphone, webcam, Skype o altre connessioni, come le riprese video a circuito chiuso. E poi nel finale un enorme grande schermo fatto di tante reti di telecamere private indagano senza volerlo nella vita quotidiana. Con un piccolo ma evidente bug, poco più di un pixel. «Sono partito dal finale, volutamente apocalittico, quando ho cominciato la sceneggiatura e da lì sono risalito alla storia per poi collegarla col finale», spiega Skolimowski che a Venezia ha già vinto il Gran Premio della Giuria con “Essential Killer” (2010) e il premio alla regia e al miglior attore Robert Duvall con “La Nave faro” (1982). Skolimowski esalta il ruolo di un Fato superiore, tanto banale quanto decisivo: «Ho cercato di mostrare una verità a 24 fotogrammi al secondo, di mescolare l’individualità con la realtà, una qualsiasi realtà. È una storia universale, che potrebbe accadere ovunque»; e il taglio delle immagini, gli effetti speciali, il montaggio e il ritmo lo rendono in linea con il miglior cinema occidentale.
In concorso anche “Heart of a Dog”, il film di Laurie Anderson: coraggioso, poetico, capace di riunire in un unico lavoro tutti i linguaggi artistici della vedova di Lou Reed: performance, pittura, video-arte, fotografia, poesia e naturalmente musica. Niente dialoghi, solo la voce narrante dell’artista, suddivisa in diversi racconti privati a sondo filosofico legati alla morte della cagnolina Lolabelle, la morte della madre e un episodio drammatico della sua infanzia. «Lo spirito di Lou» confessato la Anderson «è molto presente, si sente la sua personalità ma anche la sua energia. Il film ha un linguaggio semplice e forte come piaceva a lui».
Fuori concorso, suscita curiosità “L’esercito più piccolo del mondo” di Gianfranco Pannone. L’esercito è quello del Vaticano, i suoi soldati sono le Guardie Svizzere. Raccontate attraverso la storia di tre ragazzi che vivono questa esperienza, e con la voce narrante di uno di loro; un mondo alla rovescia, perché questa volta - giusto per fare un esempio - non sono loro a essere guardati con gli occhi curiosi dei turisti, ma sono i turisti a entrare nel mirino del loro sguardo. Il tutto nel tempo di papa Francesco, che li guarda e viene guardato. È la prima volta di una produzione della Città del Vaticano al Lido.
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