Piera Di Nicolantonio: «La mia vita da innamorata degli artisti»

24 Giugno 2018

La gallerista e curatrice di mostre di Torre de’ Passeri racconta gli amici famosi e le grandi passioni «L’incontro decisivo con Edolo Masci: con la cultura ti metteva in difficoltà su qualsiasi argomento»

Piera con Lucio Dalla. Piera e la sua casa cenacolo nella villa al Lido Riccio di Ortona. Piera con Edolo Masci, il raffinato artista di Castiglione a Casauria, poco conosciuto dagli abruzzesi ma già da giovane finito sul New York Times con il quadro “Madonna con le gonne corte” . Edolo il maestro e Piera “la citilella” dagli occhi cerulei e dalla sensibilità non comune, modi garbati e temperamento di fuoco. Un rapporto affettuoso di lavoro e un rapporto di lavoro amoroso, che è lo stesso. Edolo ovvero la “scoperta” di Piera Di Nicolantonio, il suo faro, il suo punto di partenza e di arrivo in quarant’anni di attività nell’arte come gallerista e curatrice di mostre anche istituzionali. Una parabola che avrà compimento nel prossimo settembre, quando, a dieci anni dalla scomparsa del maestro, Piera farà intitolare a lui ufficialmente una sala della Provincia di Pescara con tre suoi capolavori in esposizione permanente e una mostra di lavori, sempre da lei curata, alla Galleria Margutta. Per la curatrice abruzzese un punto di vanto. Che si aggiunge all’orgoglio di vedersi rappresentata tra le quaranta “Identità e storie di famiglie torresi d’origine che hanno fatto grande Pescara” nella ricerca di Alessandro Sonsini in uscita nel prossimo autunno.
Piera, a giorni sarà anche il suo compleanno che festeggerà. Quale desiderio vorrà esprimere soffiando sulle settanta candeline?
E’ un compleanno che attendo con trepidazione, ho tante cose da fare, impegni che mi aspettano, mi sento nello spirito di una cinquantenne. Nella vita e nel lavoro rifarei tutto, nonostante i momenti di difficoltà. Soprattutto in Abruzzo, dove l’arte non è stata capita dai collezionisti, gente per lo più improvvisata che non ha saputo vedere oltre artisti senza futuro.
Può spiegare meglio?
Dico che l’Abruzzo aveva, ha avuto, tante possibilità di affermazione ad alti livelli, artisti validissimi per bravura che potevano diventare artisti con la A maiuscola. Elio Di Blasio, Angelo Colangelo, Alfredo Del Greco, Duccio Gammelli, Albano Paolinelli, senza dimenticarne altri. Artisti che in realtà si sono fossilizzati sul territorio, nell’ambito del liceo artistico di Pescara dove insegnavano, partecipando solo a mostre collettive in città, a nessuna mostra istituzionale. Con il libro che racconta l’arte della seconda metà del ‘900 e il liceo Misticoni, lavoro da me realizzato con Antonio Zimarino, ho resuscitato gli artisti abruzzesi. Ne è seguita una mostra allo Sparts in via Battisti. Ricordo che Ettore Spalletti mi consegnò la sua opera incartata con l’aggiunta di un paio di guanti bianchi e una cartuccia con dentro il chiodo per appenderla.
Anche lei si è formata al liceo Misticoni.
Sì e mi onoro di questo. Il liceo artistico mi ha dato tanto, mi sono resa conto che era la scuola che volevo. Lì ho trovato il mio mondo che poi ho continuato a frequentare. Ricordo con grande affetto i rimbrotti del preside, Giuseppe Misticoni. Ogni mattina mi richiamava perché entravo in ritardo “con la scusa che vieni da Torre de’ Passeri..”.
La Provincia è stato un ambiente importante per lei, è lì che ha incontrato per la prima volta Edolo Masci.
Mi piace ricordare il momento dell’incontro con Edolo, che tra l’altro è l’autore della pala d’altare nella chiesa di Castiglione a Casauria. Allora ero giovane e mi affacciavo al mestiere di gallerista con una collettiva, tra cui alcune sue opere, per la festa di settembre in onore del patrono di Torre, Sant’Antonino. Edolo, che viveva a Roma ma aveva sempre casa a Castiglione, era entrato con un gruppetto di persone, ma io non sapevo che fosse lui. Vidi questo tipo sui generis in panama bianco e vestito di bianco, con un bastone, che allora portava per puro vezzo. Si attardava ad uscire e gli amici lo chiamarono, Edolo andiamo? Sulla porta chiesi: è lei il maestro Edolo Masci? E a lei chi glielo ha detto?, mi disse con uno scatto brusco, poi mi invitò ad andarlo a trovare a Roma.
Che tipo era?
Era inizialmente scontroso, ed era troppo colto, ti metteva in difficoltà su qualsiasi argomento. Mi affascinava e non faticai a entrare nelle sue simpatie, aveva legato moltissimo con il mio compagno (Antonio Di Bartolomeo, allora assessore comunale a Ortona, ndr) tanto da volerlo come ufficiale delle sue nozze con Sissi Aslan, storico dell’arte. Si sposarono a Palazzo Farnese, a Ortona, e suo testimone era Lucio Dalla. Dalla amava vestirsi “alla Edolo Masci” diceva. Una volta volle suonare il pianoforte, nudo di schiena, circondato dai quadri di Edolo, come si può vedere nella copertina interna del suo disco “Canzone”.
Insomma anche Dalla diventò un frequentatore della sua casa- cenacolo sempre affollata da personaggi illustri?
Lucio passava da noi quando andava alle Tremiti e venne apposta a trovarci prima di un concerto a Pescara. Venne anche all’inaugurazione della mostra che organizzai per Edolo per i 70 anni della Provincia di Pescara. Vennero anche altri amici illustri di Edolo, Antonio Del Guercio, il musicista Luis Bacalov, Giuseppe Neri, Valentino Zeichen, Mario Lunetta. Approfittai di quella rara antologica abruzzese, Edolo non ne aveva mai voluto fare prima in galleria, diceva che l’Abruzzo gli doveva qualcosa. E pubblicai un cofanetto con le sue opere: per la prima volta connobbi, e feci conoscere, il clichés-verre , una raffinata tecnica di stampa d’arte, sconosciuta ai più, usata da Corot e dai pittori della Scuola di Barbizon. L’originalità di Masci, stimato per la sua figurazione poetica quasi astratta, è stata anche nell’uso dei colori in polvere, il rosso d’Ercolano, il grigio delle Ardenne, il nero romano, il più raro blu di lapislazzuli vero.
Tornando ai molti personaggi famosi suoi amici, qualche altro aneddoto?
Penso a Ivan Graziani, che era era anche appassionato incisore. Fu allo Studio calcografico Urbino di Luigi Giannotti e Marina Giordani, che restò colpito dal mio orologio in argento grezzo e grandi numeri romani. Dovetti darglielo infine, in cambio mi regalò il suo con tanto di dedica. Penso all’amicizia del tenero Peppe Fiducia, a Michele Cascella ultra 80enne, al paroliere Sergio Bardotti, al maestro Ennio Morricone, al poeta Mario Lunetta. E penso all’affetto che mi lega ai titolari della storica galleria Margutta, a Pescara. Con i quali probabilmente nascerà una nuova collaborazione.
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