Pieraccioni tra le ex Freddie e i Queen Mastandrea regista

29 Novembre 2018

I Queen e il loro istrionico leader Freddie Mercury, morto 45enne di Aids nel 1991, nel biopic Bohemian Rhapsody, dal titolo del singolo più celebre dell’epocale album del 1975 “A Night at the Opera”....

I Queen e il loro istrionico leader Freddie Mercury, morto 45enne di Aids nel 1991, nel biopic Bohemian Rhapsody, dal titolo del singolo più celebre dell’epocale album del 1975 “A Night at the Opera”.
Il film, oggi nelle sale, è diretto da Bryan Singer con la supervisione di due componenti storici del gruppo inglese, il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor. Progetto cullato per otto anni, per il ruolo iconico del protagonista ha visto tramontare i nomi di Sacha Baron Cohen e Ben Whishaw prima che la scelta cadesse su Rami Malek.
Il film segue la vertiginosa parabola di Farrokh Bulsara, nato nella suburbia londinese in una famiglia parsi: dalla formazione della band nel 1970, quando Farrokh/Freddie convinse May e Taylor a prenderlo nel gruppo, che si completò l’anno dopo col bassista John Deacon, fino al grandioso concerto Live Aid del 1985, di cui il film ricostruisce integralmente i venti trionfali minuti di esibizione dei Queen. Gwilym Lee interpreta Brian May, Ben Hardy è Roger Taylor, Joseph Mazzello impersona John Deacon.
Tra le uscite odierne ecco la nuova commedia di Leonardo Pieraccioni Se son rose, 13° titolo dell’autore toscano tre anni dopo “Il professor Cenerentolo”. Il 50enne scapolone Leonardo Giustini, giornalista specializzato in tecnologia e innovazione, è accomodato in una tranquilla vita di certezze e disimpegno. Sua figlia 15enne Yolanda (Mariasole Pollio) manda dal cellulare paterno un messaggio alle sue dieci ex: «Sono cambiato. Riproviamoci!». Alcune di loro incredibilmente rispondono e l’innocua provocazione di un’adolescente si trasforma per Leonardo in una serie di incontri col passato e, nuovamente, coi motivi per cui ci si lascia.
Sfila così un vario campionario femminile. Cast affollato, con Caterina Murino (la suora laica Benedetta), Gabriella Pession (Elettra, prof di filosofia), Michela Andreozzi (il primo amore Angelica), Claudia Pandolfi (l’ex moglie Fabiola), Elena Cucci (l’amica-amante Ginora “48”), Antonia Truppo (Fioretta, che sta cambiando sesso), Nunzia Schiano (la signora Coscia), Gianluca Guidi (Fabio, compagno di Fabiola).
In sala la prima regia di Valerio Mastandrea Ride, interprete la 31enne attrice riminese Chiara Martegiani, origini per metà abruzzesi (il padre era di Teramo), compagna dell’attore e autore romano. Chiara è Carolina, che ha appena perso in un incidente sul lavoro il marito Mauro, operaio come il padre Cesare (Renato Carpentieri) e il nonno. Mancano poche ore a un funerale rivestito di significati politici e seguito da tv e giornali.
In casa col figlio di 10 anni Bruno (Arturo Marchetti), Carolina non riesce a piangere né a sentire ed esprimere un dolore che resta muto. Intorno a lei un lutto collettivo e la preparazione di esequie simbolo. Milena Vukotic è Ada, madre di Carolina, Stefano Dionisi dà rabbia a Nicola, il fratello di Mauro che rimprovera al padre le battaglie perse.
Tre volti è il quarto titolo illegale e in “cattività”, tra casa e auto (dopo “This is not a film”, “Closed Courtain”, “Taxi Teheran”), del 58enne maestro iraniano Jafar Panahi, dal 2010 agli arresti domiciliari per aver appoggiato la Rivoluzione Verde e colpito dal divieto di girare film. La popolare attrice Behnaz Jafari riceve sul cellulare il video della giovane Marziyeh, decisa a uccidersi per il divieto familiare di recitare. Behnaz lascia il set e si rivolge a Panahi per raggiungere e salvare la ragazza. Inizia un viaggio in auto verso il nord-ovest rurale, dove si parla il turco anziché il farsi. I tre volti sono le tre figure femminili protagoniste: Behnaz, Marziyeh e la vecchia attrice Shahrzad che le offre rifugio. Riflessione su una società patriarcale che opprime le donne, il film ha vinto a Cannes il premio per la sceneggiatura.
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