Pittura, fotografia e scultura a Lavori in corso

Una mostra collettiva di artisti tiene a battesimo da domani un nuovo spazio espositivo nell’agenzia PerCorso a Teramo
Con “Lavori in corso” tornano a esporre insieme gli artisti di quello che potremmo ormai definire un collettivo teramano, fluido nei componenti e trasversale nei linguaggi. Dopo il debutto due estati fa nella country house giuliese Casa de Campo con “Il Campo dell’Arte” e “ipoArt” all’Ipogeo nel 2018, si riuniscono nuovamente nella loro Teramo gli autori del gruppo. La nuova occasione collettiva è la rassegna “Lavori in corso”, che tiene a battesimo un nuovo e promettente spazio espositivo, nel piano seminterrato dell’agenzia PerCorso Casa di Gianluca Rapagna, al civico 15 di corso San Giorgio. L’inaugurazione della mostra è in programma domani alle 18.
Il veterano Romolo Bosi scrive il testo in catalogo (curato da Vincenzo Ranalli), Alvaro Paternò cura organizzazione e allestimento, entrambi espongono accanto con 13 colleghi fino al 5 ottobre: Vincenzo Ammazzalorso, Romualdo Buscetti, Alfredo Celli, Fausto Cheng, Bruno Chiodi, Giampiero Cordoni, Armando Di Antonio, Giuseppina Michini, Lucio Monaco, Marco Pace, Antonio Gualtieri Paternò, Vincenzo Ranalli, Gianni Tarli. Più risvolti semantici per il titolo “Lavori in corso”, che ora diventa anche nome della factory: «Vogliamo dare il senso del nostro lavoro. Un lavoro, appunto. Se diventerà arte lo diranno gli altri», sottolinea Paternò «Abbiamo operato una selezione, ragionando insieme su cosa esporre per dare omogeneità e equilibrio alla mostra». Pittura materica, fotografia, video installazione, scultura: le cifre prevalenti sono il concettuale e l’informale, con rimandi a pop art e optical art.
Nelle tre sale l’itinerario espositivo è introdotto dalla fotografia “Sospensione” di Ammazzalorso, con un dettaglio dello scalone del Provveditorato, una foto fatta al volo: «Fotografo d’istinto, non occorre andare lontano per vedere le cose, cogliere un particolare e trasformarlo in fotografia», spiega l’autore. Un manichino è il protagonista di “Foulard blanc”, scatto metaforico di Di Antonio: «Il manichino è senza occhi, e poiché gli occhi sono lo specchio dell’anima ho voluto sottolineare la pochezza interiore odierna».
La fotografia “Girasole” di Cordoni, con la visione rarefatta e nebbiosa di un paesaggio in bianco e nero, contesta le rappresentazioni paesaggistiche più scontate. Giuseppina Michini propone la video performance “Vive più che mai” (4 minuti in loop), con l’artista che estirpa erbe apparentemente infestanti ma con proprietà officinali. Il più giovane del gruppo, il 23 enne Antonio Gualtieri Paternò, si richiama allla corrente francese Support/Surface decostruendo e ricomponendo gli elementi basici dell’opera, tela, supporto, disegno, colore. Suo padre Alvaro con il materico e informale “Accordo cromatico” prosegue nella ricerca sull’elaborazione del colore. Ancora un dittico informale materico con “Acrylic attack 1 -2” di Buscetti, mentre la matericità di “Immagine KL35” di Celli si spinge fino a rompere la bidimensionalità del quadro, trasformando la pittura in scultura. Così come nell’iconico bassorilievo “Porta di Tannhäuser” di Chiodi.
Gli elementi “Acqua e terra – Aria e fuoco” s'inseguono nella doppia scultura in policarbonato di Tarli. Il colore diventa striscia di sangue in “Roma, via Pietro Cossa 32” di Ranalli, che ricorda così il carabiniere Mario Cerciello Rega. Si ricollegano alla Pop Art l’unico ritratto in mostra, l’acrilico di Pace “Jessica”, e “Nutella” di Monaco, che omaggia la serialità warholiana e i collage di Rotella. “Lucopa” di Bosi gioca su immagine fluttuante e instabilità della visione attraverso fasce di nero lucido e opaco. Linee di luce in rilievo prevalgono sul buio nell’opera “Latitudini” di Cheng”, tecnica mista su carta dorata e bitume, sorta di “cartografia dell’interiorità".
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