Politici e giornalisti ricordano Pannella «Grande pensatore»

PESCARA. «Devo trovare un modo per far ricordare Pannella, poiché c’è bisogno di un suo recupero nazionale». Se a dirlo è Franco Marini, presidente del Comitato storico scientifico per gli...
PESCARA. «Devo trovare un modo per far ricordare Pannella, poiché c’è bisogno di un suo recupero nazionale». Se a dirlo è Franco Marini, presidente del Comitato storico scientifico per gli anniversari di interesse nazionale, l'impegno è solenne. L’ex presidente del Senato lo ha preso ieri durante l'incontro che si è tenuto nella sala Petruzzi del museo delle Genti d'Abruzzo di Pescara, organizzato dal direttore di Radio Radicale Alessio Falconio e da Germano D'Aurelio, alias 'Nduccio, con Il Centro, per ricordare Marco Pannella, il leader radicale scomparso l’anno scorso.
Abruzzese come alcuni degli ospiti dell’incontro di ieri: oltre a Marini, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, il direttore del Centro, Primo di Nicola e il sindaco di Pescara Marco Alessandrini. I quali, con Falconio, e Matteo Angioli, hanno rievocato la figura di Pannella attraverso la presentazione della sua autobiografia (scritta con Angioli), pubblicata postuma, “Una Libertà felice”, per i tipi della Mondadori.
«L’Abruzzo ha fatto qualcosa», ha aggiunto Marini, riferendosi alle rievocazioni sulla figura del leader radicale, «ma l'Italia di meno. Pannella è invece un grande della politica e della cultura italiana ed è uno di coloro che ha inventato la comunicazione. Basti ricordare quando si presentava col bavaglio».
Per Legnini, Pannella «è stato un leader politico che più di ogni altro ha volto lo sguardo con un’apertura sul mondo, per esempio attraverso il partito transnazionale. E poi», ha sottolineato il vice presidente del Csm, «c’è il suo costante richiamo allo stato di diritto e agli istituti di garanzia. In Pannella», ha rimarcato Legnini, «c’era il costante riferimento alla presidenza della Repubblica». Tra i suoi «lasciti», ha concluso, «i diritti civili, l'attenzione per le carceri, l'amnistia, la libertà e l'informazione senza mediazione. Come quella di Radio Radicale».
D'Alfonso, invece, si è chiesto «perché Pannella è riuscito ad essere Pannella? Perché», è stata la sua risposta, «ha reso dicibile il tutto». Ma Pannella, per D'Alfonso, è stato anche altro. «Ha messo in campo le sue letture su Panfilo Gentile e Benedetto Croce e ha massacrato», ha aggiunto il governatore, «la sedentarietà del dibattito pubblico. Il verbo che più colpisce, in Pannella, è osare», ha poi osservato il presidente della Regione, il quale ha anche ricordato una manifestazione con Pannella, a Miglianico, in cui il capo radicale parlò di «giustizia giusta».
«Pannella è un personaggio che va molto al di là dell’Abruzzo e dell’Italia», ha rilevato Di Nicola, «credo sia uno dei più grandi pensatori del '900, come politico. Un grande pensatore di cui oggi capiamo l’attualità su temi come divorzio, aborto, pacifismo e lotta alla partitocrazia. A Pannella dobbiamo molto, di fronte alle ingiustizie della globalizzazione ci sarebbe molto da riprendere dal suo lascito, soprattutto in tema di diritti civili», ha concluso il direttore del Centro.
E se Alessandrini ha rievocato come fosse «il silenzio» una cifra stilistica comunicativa di Pannella, oltre «al corpo, come simbolo di politica», Matteo Angioli – che con Laura Harth ha vissuti da vicino gli ultimi momenti di vita di Pannella – ha notato che «se ci fosse un modo per rievocare Marco visivamente, questo sarebbe il funerale di Anna Politkovskaja, quando ci andò, dopo l'operazione al cuore, prendendo il primo aereo per Mosca. Marco,poi», ha osservato Angioli, «era un grande estimatore del parlamento britannico. Non è un caso che sia morto lo stesso giorno di William Gladstone», liberale britannico del XIX secolo, «anche se preferiva Disraeli».
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