Porcaroli: «Qui in Italia c’è troppo moralismo, una forma di censura»

20 Febbraio 2023

All’attrice il riconoscimento a Berlino di Shooting Star 2023 La protagonista di “Baby” e “La scuola cattolica” si racconta 

BERLINO. Benedetta Porcaroli ha solo 24 anni, ma già tanta carriera alle spalle e diversi ruoli tanto difficili da far tremare i polsi, come la spregiudicata Chiara in Baby, la serie Netflix liberamente ispirata allo scandalo delle baby squillo dei Parioli che ha spopolato sulla piattaforma, e Donatella Colasanti in La scuola cattolica di Stefano Mordini, in cui interpreta la giovane vittima del massacro del Circeo. Insomma quest'attrice, nata l'11 giugno del 1998, merita davvero di essere tra i dieci nomi prescelti per il riconoscimento Shooting Stars 2023, la piattaforma di lancio per attori e attrici europei emergenti organizzata annualmente all'interno del Festival del Cinema di Berlino. Un premio che le permetterà di entrare a contatto con produttori e casting internazionali. Tra le motivazioni ci sono anche il magnetismo e la malinconia che l’attrice sprigiona nel film Amanda, visto alla Mostra di Venezia.
Benedetta, come è stato girare nuda in La scuola cattolica?
«Se accetti di interpretare un personaggio come quello di Donatella Colasanti, non puoi fare a meno di girare le scene di nudo. Il corpo, vestito e non vestito, è uno strumento fondamentale per un attore, specie per raccontare una storia di violenza come quella. In Italia molte cose vengono sacrificate, e questo perché c'è una forma di censura, di moralismo, non si può parlare di niente, far vedere niente. Ma per me l'arte non può essere ostacolata, il moralismo è l'antitesi dell'arte».
Hai cominciato a lavorare giovanissima...
«E ancora non mi sento sicura di me, né penso di conoscermi fino in fondo. Ho ventiquattro anni e da quindici vado in analisi. Il fatto è che cambiamo continuamente e poi questo mestiere ti confonde, ti espone».
Che significa essere a Berlino, per te?
«È bellissimo incontrare casting directors e produttori, una cosa complicata da fare da soli. Comunque un'occasione imperdibile per un attore».
A che punto è il cinema italiano?
«Per quanto riguarda il nostro cinema, noi in Italia siamo pieni di talenti. Forse però scendiamo troppo a compromessi, difendiamo troppo poco la parte artistica, la libertà di pensiero. Dobbiamo essere tutti più corretti e poi i produttori sono troppo succubi della legge delle piattaforme».
C’è differenza tra il lavoro per il cinema e quello per le serie tv?
«L'unica cosa che conta per me è la storia, non l'algoritmo. C'è una morbosità che non mi piace nel voler trasformare tutto in una serie, quando c'è necessità di una storia più lunga. Non è detto che tutto debba diventare una serie».
Come vive sotto i riflettori?
«Mi arrabbio, ma poi mi passa. È il rovescio della medaglia di questo mestiere. Siamo privilegiati su tante cose e poi ci tocca questo. Per me spesso è uno stress micidiale, perché tante vicende sono anche dolorose. C'è dentro una violenza inaudita e tu che la subisci non puoi dire niente».
I suoi prossimi progetti?
«Enea di e con Pietro Castellitto, un film girato un anno fa, e Il Vangelo secondo Maria di Paolo Zucca dove interpreto «una Madonna che si ribella al suo destino» e desidera un figlio da un uomo che ama, non da uno scelto dal Signore.