«Porto in scena l’attualità e sbugiardo i buonisti fasulli»

Pannofino in tournée a Pescara con “I suoceri albanesi”: «Una storia attuale cucita addosso al cast. Mi piace doppiare Clooney, adoro Zemeckis e l’originalità»
di Lalla D’Ignazio
PESCARA
La voce roca e dalla grana grossa che veste con punti di out couture le emozioni delle star hollywoodiane del grande schermo, la faccia da schiaffi che sa giocare con rughe e barba perennemente incolta per raccontare le diverse tipologie di italiano medio, ironico quanto fintamente tonto Francesco Pannofino si muove agilmente tra cinema, televisione e teatro tenendosi, nelle scelte artistiche, fortemente ancorato all’attualità, terreno in cui il suo graffio comico sa lasciare il segno.
Questa stagione l’attore, doppiatore e direttore del doppiaggio nato 57 anni fa da genitori pugliesi emigrati a Genova e trapiantato a Roma dall’età di 4 anni, ha scelto di portare in scena “I suoceri albanesi”, commedia di Gianni Clementi di cui è protagonista insieme a Emanuela Rossi, con Silvia Brogi, Andrea Lolli, Maurizio Pepe, Filippo Laganà ed Elisabetta Clementi, per la regia di Claudio Boccaccini. Lo spettacolo farà tappa al teatro Massimo di Pescara martedì 8 dicembre alle 21 (biglietti online su ciaotickets.com e nei punti vendita Ciaotickets al costo di: I settore €38,50 , II settore € 30,80 , III settore € 23,10; info 3407891430 o aproduzioniteatrali@alice.it).
La trama si dipana in un ambiente estremamente politically correct. Una famiglia borghese: un padre, una madre e una figlia. Lui, Lucio, 55enne consigliere comunale progressista, lei, Ginevra, 50enne chef in carriera con un passato di lotte politiche e rivolte generazionali, conducono un'esistenza improntata al politicamente corretto, appunto, cercando di trasmettere alla figlia Camilla, 16enne, il loro stile di vita pregno di valori importanti, di parole mai banali: l'importanza della politica, della solidarietà, della fratellanza... L'amica del cuore di Ginevra, Benedetta, erborista alternativa in analisi e in perenne e ossessiva ricerca di un compagno, è la frequentatrice abituale della casa. La rottura di una tubatura del bagno di servizio, che rischia di allagare l'appartamento sottostante, occupato da un eccentrico tenente colonnello, obbliga Lucio e Ginevra a chiamare una ditta per la riparazione. La ditta è formata da due ragazzi albanesi con una storia alle spalle di quelle che si leggono tutti i giorni sui giornali. Un esempio per Camilla e i giovani come lei. E' questo che i due bravi genitori pensano. Ma un giorno Lucio torna a casa a un orario imprevisto e le certezze sue e di Ginevra crollano come un castello di carte…
. Pannofino in tournèe, un inedito.
«E sì. Perchè diriffa o diraffa ogni anno faccio uno spettacolo, ma mi fermo a Roma. Quest'anno torniamo in giro e sono contento di venire a Pescara, ci sono stato una ventina di anni fa ormai e ne ho un buon ricordo».
Cosa le piace della storia che porta in scena?
«Il politicamente corretto travolto dalla realtà. È una storia dei giorni nostri, con problematiche di noi tutti catapultate dentro una casa dove si predicano l'accoglienza, l’apertura al diverso... E poi quando il problema se lo trovano in famiglia tutto cambia. Il tono è quello della commedia su temi attuali, ma con paradossi crescenti e l’umorismo che sale. D’altra parte abbiamo un grande autore, che è Gianni Clementi che ce l’ha cucita addosso a noi attori, siamo cullati dal testo alla regia».
Quando ha capito che voleva fare l'attore?
«In realtà non l’ho “capito”. Era una delle opzioni: volevo fare il calciatore, poi il giornalista... ma ho fatto prima a fare l'attore, un lavoro che cominci allo sbaraglio e se va va. Il talento va espresso subito, se qualcosa sai fare lo fai altrimenti non c’è spazio in questo ambiente».
La voce è il suo strumento più potente. Cosa è per lei la voce?
«È importante perché svegliarsi con una voce gradevole rende la giornata meno pesante (ride) e per l'attore è uno strumento di lavoro e devi preservarla sennò daje e daje... Ma lei si riferisce al doppiaggio lo so, che mi ha accompagnato tutta la vita. Dagli attori che doppi carpisci tanti segreti del mestiere, per esempio come si mettono davanti alla macchina da presa, come abbassano il tono... E impari a non tradire gli originali, a rendere le stesse emozioni che arrivano nella lingua originale e che io cerco sempre di rispettare. Non tutte le belle voci sono ben adattabili alle facce, la mia dicono di sì ».
Così ha doppiato i belli e grandi di Hollywood, da George Clooney, a Denzel Washington, Kurt Russell, Antonio Banderas, Mickey Rourke, Jean-Claude Van Damme... Quale preferisce?
«Con Clooney e Washington siamo praticamente cugini,ma il “mostro” che mi piace moltissimo è Daniel Day-Lewis, lo trovo grandioso»
Con quale regista vorrebbe lavorare?
«Con tutti quelli che hanno buone idee. Non dico un nome perché se lo faccio so che poi proprio con quello non ci lavoro, sa ... sono scaramantico e magari altri si offendono. Tanto per sognare ed espatriare cito Robert Zemeckis: ho visto tanto di suo, è un grande, per come racconta e come gira: con lui, ti siedi in poltrona e stai sicuro che vedrai un film bello».
Allora parliamo di una parte che le sarebbe piaciuto interpretare nel cinema
«Come sopra: se lo dico stai tranquilla che non la farò mai. Mi piace la sorpresa, scoprire che un ruolo è diverso da come l’ho immaginato. Io valuto le proposte e apprezzo le idee originali. Ora sono Lucio, sto con lui e mi piace».
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