Poveri diavoli più che banditi per una storia tragicomica

4 Aprile 2021

Una produzione tutta abruzzese per il mini-film lanciato su YouTube e sul web La vicenda è scritta da un uomo di chiesa e si svolge all’alba dell’Unità d’Italia

PESCARA. Una storia di brigantaggio occasionale, romantico, mosso da pura necessità per far meglio campare la famiglia, una vicenda edificante e, perché no, umoristica. È la storia de “‘L brigante”, tale Antonio, povero diavolo vissuto in territorio marchigiano ai tempi dell’Italia postunitaria. Scritta da un uomo di chiesa, padre Girolamo Moretti, la vicenda di Antonio è diventata un videoracconto storico realizzato da artisti abruzzesi, disponibile da oggi sul canale YouTube e sulla piattaforma web della Fondazione Ferretti di Castelfidardo. Il video è una produzione tutta abruzzese, realizzato dall’attrice pescarese Rossella Mattioli, che ha interpretato il racconto e curato la regia, il compositore lancianese e da anni a Pescara Paolo Rosato, autore delle musiche e della presentazione generale, Dario Flammini, di origine atriana interprete dei brani per fisarmonica, e Filippo Rosato, nipote di Paolo che del documento (durata 20 minuti) ha curato registrazione e montaggio. Particolare di interesse, il racconto è ambientato in un paesaggio naturale affrescato dal pittore pescarese Guido Giancaterino (scomparso nel 2017) . L’opera “‘L brigante” è proposta dalla fondazione Ferretti in collaborazione con il Museo nazionale del Risorgimento di Castelfidardo. Fu con la battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860, vinta dall’esercito sardo-piemontese su quello pontificio, che le Marche e l’Umbria passarono dallo stato pontificio al Regno di Sardegna, mentre l’Italia del Nord veniva unita a quella del Sud conquistata da Garibaldi con la spedizione dei Mille, racconta nella nota storica Eugenio Paoloni. Portato a compimento il sogno risorgimentale, la realtà presentò un brusco risveglio visto che nei territori annessi al Regno d’Italia il lavoro scarseggiava. I luoghi più adatti alla pratica del brigantaggio erano le strade che passavano vicino ai boschi, proprio in uno di questi si era svolta la battaglia di Castelfidardo, la preistorica Selva di Castelfidardo. La banda più importante che imperversò in questo luogo tra il 1862 ed il 1872 fu la Lega di Bicicchia. Nel contesto del brigantaggio post-unitario si colloca ‘L brigante. Il racconto di padre Girolamo ha un carattere edificante, a lieto fine, ma presenta un lato umoristico. Antonio, il protagonista della vicenda, è mosso a pietà dai poveri malcapitati, disgraziati come lui, che avrebbe dovuto derubare. «Questo», osserva il compositore Rosato, docente al conservatorio “Pergolesi” di Fermo, «ci ricorda certe vicende di film con Totò, Peppino De Filippo e Aldo Fabrizi, in cui i personaggi si sforzano di essere cattivi senza mai riuscirci, così da ritrovarsi in situazioni paradossali e divertenti. Si può forse leggere tra le righe una giustificazione dell’atto “malavitoso”, per quanto incompiuto, di Antonio, visto che San Pietro non gli negherà l’accesso in paradiso per quella azione criminale che aveva semplicemente meditato di compiere mosso da pura necessità».