Premio a Giorgio Parisi Dopo 62 anni riflettori sulla ricerca italiana

6 Ottobre 2021

Il riconoscimento per lo studio dei sistemi complessi Festa all’Università La Sapienza, l’orgoglio di Mattarella

Alla fine è arrivato, ci sono voluti 62 anni prima che un Nobel scientifico venisse riconosciuto a ricerche svolte completamente in Italia: per Giorgio Parisi il Nobel per la Fisica 2021 assegnato ai suoi studi sui sistemi complessi è il punto di arrivo di una lunga strada che ha visto fra i protagonisti tanti fisici italiani che come lui avrebbero meritato il premio, a partire da Nicola Cabibbo, con i quale Parisi si era laureato con una tesi sul bosone di Higgs.
«Un po’ per fortuna e un po’ per caso», come ha detto, Parisi si è ritrovato ad approfondire un campo di frontiera come quello dei sistemi complessi: dallo stato della materia chiamato «vetri di spin» al comportamento degli uccelli in volo a quello degli elettori.
Sistemi complessi come è anche il clima. Per questo la Fondazione Nobel ha deciso di assegnare l’altra metà del Nobel per la Fisica a Syukuro Manabe, dell’università americana di Princeton, e Klaus Hasselmann, dell’Istituto Max Planck per la Meteorologia di Amburgo, considerati i papà dei modelli che studiano altri sistemi complessi, come quelli che riguardano il clima e i suoi cambiamenti.
Parisi ha condotto tutte le sue ricerche in Italia, fra l'Università La Sapienza di Roma e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ed è anche per questo che il Nobel ha acceso l’entusiasmo di tutto il Paese, a cominciare dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha espresso grande soddisfazione e ha rivolto a Parisi le più grandi congratulazioni per questo altissimo riconoscimento che rende onore all’Italia e alla sua comunità scientifica.
Le più vive e sentite congratulazioni anche da parte del presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha annunciato di voler ricevere Parisi a Palazzo Chigi per complimentarsi per lo straordinario successo. «ll Nobel per la Fisica a Giorgio Parisi ci riempie d’orgoglio. Premia uno scienziato italiano che ha svolto in Italia la maggior parte delle sue ricerche», ha scritto sui social il presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati. In festa gli studenti dell’Università Sapienza di Roma, dove Parisi si era iscritto nel 1966 e dove ha insegnato Fisica teorica, davanti allo storico istituto di Fisica dellateneo capitolino. Musica, sorrisi nello spazio antistante l’edificio, tanti ragazzi e sull’ingresso lo striscione con su scritto «It’s coming Rome. Congratulazioni Giorgio!».
«Bella Giorgio!», lo hanno salutato sovrapponendosi al lunghissimo applauso con il quale il professore è stato accolto nella cerimonia organizzata al rettorato. Poco prima Parisi aveva affrontato una folla di giornalisti nell’Accademia dei Lincei, della quale è vicepresidente. «Non avrei potuto non esserci», ha detto il ministro per l’Università e la Ricerca, Maria Cristina Messa. «Il Premio Nobel», ha aggiunto, «arriva in un momento in cui c’è fermento per ricominciare a dare alla ricerca la forza che dovrebbe avere e per renderla un caposaldo della nostra cultura».
A salutare il docente alla Sapienza la rettrice Antonella Polimeni, i presidenti degli enti pubblici di ricerca, come Antonio Zoccoli dell’Infn e Maria Chiara Carrozza del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).
Inseparabili i figli, che lo hanno seguito in questa lunga giornata da ricordare. Quando è arrivata la notizia del Nobel a suo padre, Leonardo Parisi, 39 anni, era in banca: «L’ho saputo dalla chat di famiglia, ma la notizia non era ancora ufficiale e non ho potuto dirlo a nessun in quel momento», ha detto a margine della cerimonia organizzata nell'Università Sapienza dove ha accompagnato il padre con la sorella Lorenza, 41 anni. «È il riconoscimento di una vita di sforzi», ha detto . «Sono anche io un ricercatore e mi rendo conto che il Nobel è un premio che va a tutta la comunità scientifica». Ed è questo il pensiero costante di Parisi, per il quale la ricerca italiana merita di più: «In Italia abbiamo già visto un cambiamento verso la ricerca», ha detto il Nobel, «e spero che nella prossima finanziaria questo cambiamento venga in qualche modo implementato in maniera opportuna».
©RIPRODUZIONE RISERVATA