Premio Di Venanzo alla carriera a D’Offizi, maestro amato da Sordi

12 Settembre 2020

TERAMO. Si va completando il quadro dei riconoscimenti assegnati quest’anno agli autori della scrittura con la luce dal Premio internazionale Gianni Di Venanzo per la fotografia cinematografica.La...

TERAMO. Si va completando il quadro dei riconoscimenti assegnati quest’anno agli autori della scrittura con la luce dal Premio internazionale Gianni Di Venanzo per la fotografia cinematografica.
La giuria del festival intitolato al maestro teramano, che quest’anno tocca l’importante traguardo della 25ª edizione, dopo l’Esposimetro alla memoria in ricordo di Ennio Guarnieri ha reso pubblico il nome del cineasta al quale va l’Esposimetro alla carriera, Sergio D’Offizi. Autore che ha firmato la fotografia di tante pellicole di Alberto Sordi nonché di un film molto amato dal pubblico quale l’opera prima di Massimo Troisi “Ricomincio da tre”. D’Offizi riceverà il riconoscimento al teatro Comunale di Teramo sabato 10 ottobre, nel corso della cerimonia di premiazione della manifestazione organizzata dall’associazione culturale Teramo Nostra, ideata dai suoi vertici Piero Chiarini e Sandro Melarangelo. La giuria del Premio Di Venanzo, presieduta dal critico e saggista Stefano Masi, ha premiato la straordinaria carriera di Sergio D’Offizi, classe 1934, direttore della fotografia di 117 lungometraggi e, prim’ancora, operatore per 20 film e assistente operatore per altrettanti titoli. Una vita nel cinema, iniziata a 17 anni seguendo le orme del padre che lavorava nel settore produttivo. Ha legato il suo nome al cinema di genere, in particolare alla commedia. Due i titoli rimasti più di altri nel suo cuore, ha dichiarato in un’intervista, “Detenuto in attesa di giudizio” di Nanni Loy e “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli, entrambi interpretati dall’Albertone nazionale. Sergio D’Offizi si è raccontato in due libri: “Sordi ed io - La mia vita sul set” (Lombardi Editori), e “Cinquant’anni dietro la macchina da presa – La mia fotografia nei film” (Effepi Libri), scritto insieme a Gerry Guida. Tra le sue prime direzioni della fotografia “Totò sexy” di Mario Amendola (1963) e “Che fine ha fatto Totò Baby?” di Ottavio Alessi (1964). «La fotografia è la materia prima per il cinema, è un sentimento. Non si può fotografare la gioia e il dolore nella stessa maniera» ha dichiarato D’Offizi «La luce descrive i tanti stati d'animo di una persona, caratterizza le scenografie di un film, impreziosisce i costumi, caratterizza un viso».
Anna Fusaro