Prestito dall’Abruzzo alla mostra sul mito di Piero della Francesca

PESCARA. C'è anche un abruzzese tra i prestatori dell'importante mostra “Piero della Francesca. Indagine su un mito” esposta fino al 26 giugno ai Musei San Domenico di Forlì. Il collezionista...
PESCARA. C'è anche un abruzzese tra i prestatori dell'importante mostra “Piero della Francesca. Indagine su un mito” esposta fino al 26 giugno ai Musei San Domenico di Forlì. Il collezionista pescarese Venceslao Di Persio ha infatti concesso in prestito l'opera “Ecco colui che andò all'Inferno e tornò” dell'artista foggiano Francesco Saverio Altamura (1826-1897), un olio su tela di circa un metro per due di lunghezza che ha affascinato anche il ministro Maria Elena Boschi al vernissage della mostra. Il tema di questa indagine sul mito di Piero della Francesca (1416-1492) è il «rispecchiamento tra critica e arte, tra ricerca storiografica e produzione artistica nell’arco di più di cinque secoli», tra la fortuna in vita, l'oblio e la riscoperta del “monarca della pittura”, come lo aveva definito Luca Pacioli. A costituire il cuore della mostra, come spiegano ancora le note di curatela, sono alcuni dipinti di Piero, accanto ai quali figurano opere dei più grandi artisti del Rinascimento che permettono di definirne la formazione, da Domenico Veneziano a Beato Angelico, da Paolo Uccello ad Andrea del Castagno, e poi il ruolo sulla pittura successiva. Considerando l’affermarsi di una cultura pierfrancescana, come testimoniano opere di artisti quali Marco Zoppo, Bartolomeo Bonascia, Giovanni Angelo d'Antonio, Luca Signorelli o Melozzo da Forlì. Testimoniano invece la riscoperta ottocentesca e l'influenza novecentesca di Piero, opere di Ramboux o Degas, dei Macchiaioli, di Seurat e Signac, del postimpressionismo, di Cézanne, o degli italiani Guidi, Carrà, De Chirico, Casorati, Morandi, Campigli, Sironi e di fondamentali artisti stranieri come Balthus e Hopper che hanno consegnato la straordinaria eredità di Piero della Francesca alla modernità.
Giorgio D’Orazio
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