Preziosi interpreta Van Gogh oggi e domani all’Aquila

13 Marzo 2018

L’AQUILA. Alessandro Preziosi sarà di scena, oggi e domani all’Aquila, in un thriller psicologico, “Vincent Van Gogh, l'odore assordante del bianco”. Lo spettacolo sarà rappresentato, al Ridotto del...

L’AQUILA. Alessandro Preziosi sarà di scena, oggi e domani all’Aquila, in un thriller psicologico, “Vincent Van Gogh, l'odore assordante del bianco”. Lo spettacolo sarà rappresentato, al Ridotto del Teatro Comunale, oggi alle 21 e domani alle 17.30. “Vincent Van Gogh, l'odore assordante del bianco” è un testo di Stefano Massini, con la regia di Alessandro Maggi, scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta, supervisione artistica di Alessandro Preziosi, che in scena sarà affiancato da Francesco Biscione, Massimo Nicolini, Roberto Manzi,Vincenzo Zampa e Alessio Genchi. Lo spettacolo va in scena per la stagione aquilana, organizzata dal Tsa (Teatro stabile d'Abruzzo).
Siamo nell'ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Manson, in Provenza, nel 1889: in una stanza bianca vive Vincent Van Gogh, ridotto a uno stato di totale frustrazione a causa delle allucinazioni che scaturiscono dalla sua mente e dei divieti assurdi impartiti dai medici. I suoi pensieri sono ossessivi, non sa di cosa o di chi si può fidare, la sua mente lo tradisce: cosa è reale e cosa è illusione? In questo labirinto soffocante, in cui entra anche lo spettatore, Van Gogh porta avanti una guerra contro il mondo, ma soprattutto contro di sé perché i suoi stessi pensieri sono le mura di una prigione da cui fuggire. «Questo spettacolo, prodotto dal Tsa e da Khora Teatro, in collaborazione con Spoleto60 Festival dei due Mondi, racconta di un uomo-bambino che non vuole accettare la realtà», racconta Preziosi che delTsa è stato direttore artistico, «e soprattutto non vuole accettare la sua malattia. Solo in questa direzione, non respingendo quello che lui realmente è, riesce a vedere quello che gli altri non capiscono e può continuare ancora a dipingere. È un Van Gogh di cui noi, spettatori di oggi, biograficamente conosciamo tutto e scopriamo anche un uomo che non era poi così folle. La sua follia era legata a una necessità riproduttiva della realtà, condizione insita del suo essere artista, che gli procurava una compulsione emotiva fortissima».
«Van Gogh», aggiunge l’attore, «ha invaso la mia vita, ho letto e apprezzato tutte le notizie che si possono trovare su di lui: è in questo modo che sono arrivato ad accettarlo e comprenderlo, soprattutto mi sono potuto appropriare di certi aspetti che potevo condividere con lui, ma senza forzature. Questo spettacolo cerca proprio di rendere visibile sulla scena tutto questo intimo procedimento».
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