“Primi passi sulle acque del lago” Pietro e la conquista della fede

30 Ottobre 2017

PESCARA. Che ci sia un’ispirazione evangelica nell’ultimo romanzo di Franco Pasquale, scrittore abruzzese originario di Chieti e trapiantato a Pescara, lo si capisce già dal titolo, “Quei primi passi...

PESCARA. Che ci sia un’ispirazione evangelica nell’ultimo romanzo di Franco Pasquale, scrittore abruzzese originario di Chieti e trapiantato a Pescara, lo si capisce già dal titolo, “Quei primi passi sulle acque del lago” (Tabula Fati) con cui Pasquale ha voluto battezzare la sua fatica letteraria.
Un lavoro che evidentemente prende spunto dal miracolo con cui Gesù riuscì a camminare sulle acque. Ma attraverso il suo romanzo Pasquale riscopre Gesù non solo da un’ottica religiosa, perché ciò che va a indagare con la sua storia è il messaggio morale e umano che si nasconde dietro alla straordinaria predicazione del Nazareno, come sottolinea Vito Moretti nella prefazione al libro. Il romanzo racconta la vicenda del Nuovo testamento dal punto di vista di Pietro, quindi da un’ottica privilegiata, di chi da quella predicazione vide sconvolta la propria vita. Ma la vicenda di Pietro viene narrata da un punto di vista esclusivamente umano, punto di vista che del resto è quello che emerge dall’intera opera, in cui all’autore interessa più la vicissitudine dell’uomo, anche se eccezionale come Gesù, che quella inesplicabile del messia divino.
Perché proprio Pietro? Perché la vicenda del pescatore è emblematica del cammino dell’uomo verso verità non sempre evidenti. Una vicenda ricostruita con attenzione al contesto storico e sociale, il che rende l’opera di Pasquale un romanzo storico. Ma il primo personaggio sconvolgente che Simone incontra non è Gesù, è Giovanni Battista, nel racconto che gli fanno Andrea, Giacomo e Giovanni e che riferiscono dell’incontro tra il Battista e lo stesso Gesù. E grande è la tensione descritta all’inizio della frequentazione di Gesù, quando Simone, che Gesù già chiama Pietro, non è sicuro che quello strano profeta sia il Messia. Tuttavia dopo l’arrivo di altri discepoli e altri segni, Simone comincia a credere. E man mano che si lega nasce in lui l’esigenza di difenderlo, visto che alcuni lo ritengono un impostore e altri un pazzo. E poi ci sono i miracoli che Gesù compie, ma anche le visite che Simone fa alla sua famiglia, momenti in cui si riaccende nel pescatore il dolore per la rinuncia fatta. Ciò che l’autore ha saputo rendere è il continuo contrasto tra la condizione umana e limitata di Pietro e l’esperienza dell’oltre cui Gesù lo costringe e che lui non capisce. Che cos’è la vita eterna che il Cristo offre? Ecco il cruccio di Simone, che offre all’autore la possibilità di visionare la vicenda cristologica dal punto di vista umano, cioè dubbioso, incerto, ma non per questo privo di fede.
Marco Tabellione