Prospettiva, colore, scultura tutto Chiarini in una mostra

TERAMO. Nelle sale della pinacoteca civica di Teramo è allestita in questi giorni la prima antologica esaustiva dedicata al pittore Alberto Chiarini. Dell'artista teramano, morto 49enne in un...
TERAMO. Nelle sale della pinacoteca civica di Teramo è allestita in questi giorni la prima antologica esaustiva dedicata al pittore Alberto Chiarini. Dell'artista teramano, morto 49enne in un incidente stradale nel 1988, sono esposte nella galleria di viale Bovio 120 opere – tra dipinti, grafiche, sculture, bozzetti – prestate da istituzioni, collezionisti privati, e dalla famiglia, che ricostruiscono il percorso artistico di Chiarini dalle prime sperimentazioni alle creazioni neosurrealiste della maturità componendo una traiettoria narrante un trentennio di attività.
L'antologica "Alberto Chiarini 1958-1988" è promossa dai familiari dell'artista attraverso l'associazione culturale Il Prato Bianco, in collaborazione con il Polo museale di Teramo; curatori il regista Marco Chiarini, figlio primogenito di Alberto, e Umberto Palestini, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Urbino nonché direttore artistico de L'Arca di Teramo. La magnifica esposizione accoglie il visitatore nell'atrio della pinacoteca con la grande tela "Il ritorno del figliol prodigo", prestata dalla biblioteca provinciale Melchiorre Dèlfico di Teramo. Passando nella prima sala si possono ammirare i lavori realizzati da Alberto Chiarini quando era studente all'Accademia di Belle Arti di Roma (dove si formò, dopo il diploma all'Istituto d'arte di Macerata, con Franco Gentilini e Mino Maccari), il bozzetto de "Il Giudizio Universale" (grande tela poi realizzata da Guido Montauti, che ora sormonta lo scalone del municipio di Teramo) risalente all'epoca dell'adesione al gruppo d’avanguardia del Pastore Bianco, nonché alcune sculture in terracotta e travertino create all'indomani dello scioglimento del collettivo.
La seconda sala a pianterreno propone quasi tutti i quadri di una fondamentale mostra tenuta nel 1969 nella villa comunale di Roseto degli Abruzzi. Al primo piano, tra gli scorci dell'amata Teramo, nel ballatoio troviamo l'originale quadro manifesto in cui Chiarini contestava le scelte urbanistiche che a metà del secolo sorso stravolsero con vergognosi abbattimenti la città. Sempre nel ballatoio è anche ricostruito un angolo dell'atelier di via Antica Cattedrale, con acqueforti, litografie, e il torchio calcografico usato da Chiarini per la stampa di quei lavori. Due sale offrono poi un saggio significativo delle opere realizzate dopo il 1969 e incentrate sui temi cari della figura femminile e della natura morta.
Si passa quindi ai quadri degli ultimi due anni (1986-’88), in cui ricorrono i pavimenti a scacchi e le finestre, espressioni di un'attenta riflessione sulla prospettiva. Il percorso si conclude con gli ultimi paesaggi dipinti dall'artista, campagne e cieli rappresentati con colori antinaturalistici che hanno reso riconoscibile l'arte dell'ultimo periodo di Chiarini. In questa sezione sono mostrati altresì alcuni affreschi montati su supporti mobili. In mostra sono inoltre presentate per la prima volta opere prestate da quei collezionisti privati che hanno risposto all'appello lanciato dalla famiglia all'inizio di ottobre, quando fu annunciata l'iniziativa. Quadri spesso sconosciuti agli stessi familiari. Accompagna l'antologica un catalogo (30 euro) pubblicato dall'associazione Il Prato Bianco e curato da Palestini e Marco Chiarini con la collaborazione del fratello Gianni. In 200 pagine sono raccolte tutte le opere, scritti di artisti, critici, giornalisti, e testi dello stesso artista.
L'antologica "Alberto Chiarini 1958-1988" resterà aperta fino al 25 gennaio negli orari 9-13 e 16-19 (giorni festivi apertura alle ore 10); lunedì chiuso. Ingresso gratuito. Mostra e catalogo sono stati realizzati con il contributo della Regione Abruzzo, della Fondazione Tercas, della ditta Cingoli, e con il patrocinio del Comune di Teramo.
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