Puntando a 6 Oscar arriva Jojo Rabbit tra farsa e tragedia

16 Gennaio 2020

Clint Eastwood filma il dramma di Richard Jewell e schiera in nomination una grande Kathy Bates 

Accompagnato da sei candidature agli Oscar (tra le altre miglior film e attrice non protagonista) arriva oggi in sala Jojo Rabbit, film scritto, diretto e interpretato dal cineasta neozelandese Taika Waititi (già regista di “Thor: Ragnarok”), ascendenze maori e ebraiche. Jojo è il protagonista, Johannes Betzler (Roman Griffin Davis): dieci anni, vive con la madre Rosie (Scarlett Johansson, nominata alla statuetta) in una cittadina della Germania nazista e fa convintamente parte della Gioventù hitleriana, guidata dal capitano Klenzendorf (Sam Rockwell).
Sempre impacciato, è chiamato Jojo Rabbit (coniglio) dagli altri bambini e adulti in divisa nazista. Anche Jojo indossa la divisa con orgoglio e si è scelto per amico immaginario proprio il Führer (una caricatura nell’interpretazione del regista), suo idolo. Quando Jo Jo, fin lì indottrinato a odiare gli ebrei, scopre che la madre nasconde un’adolescente ebrea, Elsa Korr (Thomasin McKenzie, apprezzata nel notevole “Senza lasciare traccia”), le sue certezze iniziano a vacillare. Jojo dovrebbe avvisare i superiori, ma l’amicizia con Elsa lo aiuta a prendere coscienza che l’odio aizzato dal suo “amico” Hitler è profondamente sbagliato. Il film maneggia con intelligenza una materia delicata, serissima e incandescente, muovendosi tra farsa grottesca, commedia e tragedia, facendo ridere e commuovere. Dal romanzo di Christine Leunens “Caging skies”.
Nomination anche per Kathy Bates, attrice non protagonista del nuovo film di Clint Eastwood Richard Jewell. Bates è Bobi, protettiva madre del protagonista Richard (Paul Walter Hauser), trentenne goffo e sovrappeso che vive di lavoretti di sorveglianza. Eastwood e lo sceneggiatore Billy Ray hanno tratto il film da un articolo di Marie Brenner per Vanity Fair (The Ballad of Richard Jewell) su una storia realmente accaduta. Durante le Olimpiadi del 1996 ad Atlanta, in Georgia, il 27 luglio Richard Jewell diede per primo l'allarme quando scoprì uno zainetto sospetto lasciato sotto una panchina del Centennial Park. Il suo intervento tempestivo salvò molte vite. Richard divenne un eroe per l’opinione pubblica. Ma in pochi giorni diventò per l’Fbi il sospettato numero 1, precipitando in un amen nel ruolo di attentatore dopo un sommario processo mediatico. Dalla sua parte solo l'avvocato Watson Bryant (Sam Rockwell), contro di lui il detective Tom Shaw (Jon Hamm) e la giornalista Kathy Scruggs (Olivia Wilde).
Nell’horror-thriller The lodge di Severin Fiala e Veronika Franz, un uomo, Richard Hall (Richard Armitage), vedovo dopo il suicidio della moglie, porta per le vacanze di Natale nello chalet di montagna i figli Mia e Aidan e la compagna Grace (Riley Keough). Un impegno imprevisto lo riporta in città per una notte, creando l’occasione per la giovane di familiarizzare coi bambini. Una volta soli nella baita, mentre imperversa una bufera di neve, un’oscura presenza si manifesta facendo riemergere un doloroso passato. Richard si rende conto dell’incombente pericolo e tenta di tornare.
Un grande del cinema e uno statista fondamentale nella storia contemporanea, tra i leader più decisivi ed empatici del Novecento, nel documentario Herzog incontra Gorbaciov, in sala dal 19 al 22 gennaio. Il film, diretto da Werner Herzog con Andre Singer, è non solamente un’approfondita intervista del maestro tedesco a Michail Gorbaciov, gigante della politica, ultimo presidente dell’Unione Sovietica, ma un confronto schietto e inedito sulla Guerra Fredda e sulle intuizioni dell'87enne ex leader, che diedero una clamorosa svolta mondiale senza traumi eccessivi. Herzog e il padre di glasnost e perestrojka s’incontrano per tre volte in sei mesi. Dall'infanzia contadina agli studi nell’università di Mosca fino all’ascesa nel Pcus, il documentario viaggia tra ricordi, materiali d'archivio e testimonianze che ripercorrono tappe fondamentali degli ultimi decenni.
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