Pupi Avati: «Nel mio film Dante sarà un ragazzo davvero seducente»

RIMINI. «Il mio film su Dante è all'ottava settimana di ripresa, ne mancano due. Lo abbiamo fatto contro tutto e contro tutti». Così, a margine di un convegno al Meeting di Cl, il regista Pupi Avati...
RIMINI. «Il mio film su Dante è all'ottava settimana di ripresa, ne mancano due. Lo abbiamo fatto contro tutto e contro tutti». Così, a margine di un convegno al Meeting di Cl, il regista Pupi Avati racconta il percorso della pellicola che sta girando sul Sommo Poeta – di cui ricorrono i 700 anni dalla morte – senza tralasciare le tortuosità del percorso intrapreso e il desiderio di presentare lo scrittore fiorentino come «seducente» e lontano dall’immagine repulsiva «insegnata e trasmessa» sui banchi di scuola. «Io sono un uomo di 82 anni», ha argomentato il regista arrivato al grande successo con “Una gita scolastica” (1983), «questo è un film così complicato che avrei dovuto fare probabilmente 20 anni fa ma non me l’hanno fatto fare. Presenta delle difficoltà di carattere anche finanziario», ha aggiunto il cineasta emiliano, «e purtroppo abbiamo scoperto che malgrado tutte le promesse e tutta questa esaltazione su Dante, quando si è trattato di aiutare il mio film, a parte Rai Cinema e solo adesso il Ministero, non abbiamo avuto nessun tipo di supporto. E sarebbe stato probabilmente un progetto che meritava di essere aiutato in modo ben diverso». Quanto alla pellicola e alla figura del suo protagonista, ha aggiunto Avati, «il mio Dante lo voglio rendere seducente. Nel senso che il Dante che mi è stato insegnato e trasmesso dalla scuola italiana era un Dante completamente repulsivo, già iconograficamente con quel naso, quel profilo e sapere che fosse una persona così supponente e piena di sé. Insomma la scuola, almeno gli insegnanti della mia scuola, hanno fatto di tutto perché non lo amassi. Poi», ha raccontato ancora, «dopo i 30 anni sono andato a scoprirlo e l’ho scoperto attraverso le sue opere giovanili, come la Vita Nuova e ho scoperto un ragazzo con una capacità di introspezione poetica straordinaria, bellissima. Ecco», ha concluso, «allora io ho cercato nel mio film di raccontare quel ragazzo».