Quando Eco voleva scrivere la biografia di Marco Pannella

19 Maggio 2019

Dall’Archivio Bompiani emergono le carte inedite di un progetto del 1975 L’autore del Nome della Rosa: «È un personaggio degno di attenzione» 

L’Archivio della Memoria della Fondazione Università di Teramo ritrova un documento inedito di Umberto Eco su Marco Pannella scritto nel 1975. Ne parla in questo articolo per il Centro, Annacarla Valeriano, responsabile dell’Archivio in occasione del terzo anniversario, oggi, della morte di Pannella.
di Annacarla Valeriano
«Chi è Marco Pannella, quali ideali lo muovono, quale idea ha della politica, della vita pubblica, della libertà o della rivoluzione? Ammettiamo, se non altro, che è un personaggio degno di attenzione».
Era il 1975 e Umberto Eco consegnava queste parole alla casa editrice Bompiani. Otto fogli, dattiloscritti e in parte manoscritti, che avrebbero dovuto comporre la prefazione a un libro dedicato a Marco Pannella, che non vide mai la luce. “Politica da marciapiede”, questo il titolo dell’opera curata dallo stesso Eco, sarebbe stato un «documento-confessione» sull’esperienza politica del leader radicale e sulla sua vita trascorsa in strada per affermare i diritti degli altri. Nel momento in cui Eco scriveva, Pannella aveva già «impostato e vinto non da solo, ma in prima fila» la battaglia per il divorzio, si era impegnato attivamente nella campagna a favore dell’aborto, aveva fumato in pubblico marijuana «per ottenere una legislazione civile e umana sugli stupefacenti» e obbligato il Presidente della Repubblica a «riceverlo ufficialmente per sottrarlo alla morte volontaria per fame».
Lo scritto inedito di Eco riemerge a distanza di 44 anni dall’archivio Bompiani e molte delle riflessioni in esso contenute sono valide ancora oggi per comporre un’istantanea del «personaggio» Pannella, scomparso tre anni fa. L’autore di “Apocalittici e integrati” si era convinto che di questo «individualista bizzarro» valesse «almeno la pena studiare le tecniche» allorquando aveva capito che, mettendo in campo forme insolite di «agitazione», Pannella era riuscito a far circolare «problemi civili e politici rimasti forzosamente coperti», percorrendo «nuove vie di presenza civile», attivando i mezzi di informazione di massa e ideando la «più violenta e travolgente pratica della non violenza». Azioni che lo avevano reso sale della terra dei protagonismi partecipativi, in un dialogo costante tra le diversità, sì da affermare una cultura politica che teneva conto del valore delle persone, delle relazioni, dei diritti. Una cultura politica che all’uso, spesso anche estremo, delle consultazioni referendarie (137 referendum promossi, 35 vinti) affiancò pratiche non violente, adattando al ‘900 il pragmatismo risorgimentale fatto di imprese esemplari.
Quando Eco notava il «gioco» attuato da Pannella, «sempre pronto a mettere i poteri pubblici in dissidio con gli stessi principi a cui si appellano» ma mai ponendosi come «arma che colpisca e uccida le istituzioni dall’esterno», ne sottolineava la sua portata riformista, ma alludeva probabilmente anche alla ribellione civile di Bartleby, lo scrivano del racconto di Melville, che erodeva criticamente le regole del sistema pur non allontanandosi da esso. L’azione radicale, infatti, seppe esprimersi soprattutto come capacità di creare ciò che era impensabile, di dare dignità a cose che non l’avevano.
Tutto questo Pannella lo fece, innovando profondamente il linguaggio della politica, introducendo una distinzione di azione che fosse funzionale a risvegliare un po’ il pensiero e che trovò nella piazza, nella televisione, in Radio Radicale, oggi a rischio di chiudere, dei canali privilegiati di espressione.
Non è un caso che l’Università di Teramo, nel 2015, gli abbia conferito la laurea honoris causa in Comunicazione. Ma lo fece anche «esponendosi in tutti i sensi», sfruttando la teatralità del suo corpo per occupare gli spazi della discussione pubblica. I digiuni estenuanti per i diritti civili (in tutto 28 dal 1961 al 2015) e l’irruenza nelle passioni non furono semplicemente una traduzione nel quotidiano di quel «ragionevole sregolamento dei sensi» volto ad affermare il ruolo della responsabilità individuale nell’edificazione della società. Furono anche utilizzati dal «don Chisciotte della fame» per testimoniare, come notava Eco, «un desiderio e la gioia di inseguirlo», per manifestare «la felicità piena, corporale, terrestre di realizzarlo».
In fondo, la “politica da marciapiede” attuata da Pannella servì per avverare i sogni di un borghese - come egli amava definirsi – che credeva nella democrazia.
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