Quando i cippi dividevano Stato borbonico e Papato

6 Aprile 2019

Il recupero degli antichi pilastri e la creazione di un percorso turistico al centro di un convegno a Civitella del Tronto. Protagonista il Parco Gran Sasso-Laga

CIVITELLA DEL TRONTO. Per segnare il confine, Regno borbonico e Stato pontificio nel 1840 siglarono un trattato che prevedeva l’installazione di 686 cippi. Questi pilastri di pietra erano alti intorno a un metro e avevano una circonferenza di 35-40 centimetri. Sotto i cippi venivano sotterrati dei medaglioni in ghisa con lo stemma dei due casati. Il primo cippo venne posto alla foce del fiume Canneto, tra Fondi e Terracina; l’ultimo alla foce del fiume Tronto, tra Porto d'Ascoli (Marche) e Martinsicuro (Abruzzo). Le guardie di frontiera avevano il compito di vigilare perché i cippi non venissero spostati per risparmiare sui dazi. Con l’unificazione d’Italia molti cippi furono divelti alla ricerca dei medaglioni, oggi pressoché introvabili, altri furono trascinati a valle da frane e smottamenti, altri ancora asportati per fare bella mostra in case private o davanti alle chiese. Quelli che si sono salvati, ora verranno recuperati.
Con inizio alle 18, prende il via oggi a Civitella del Tronto, la due giorni avente per tema il “recupero” dei cippi tra il Regno borbonico e lo Stato pontificio. Il progetto verrà illustrato domani dal presidente del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, l’avvocato Tommaso Navarra.
Presidente, qual è lo scopo di questa iniziativa?
«Promuovere il turismo e rilanciare l’economia di una sessantina di comuni attraversati da quel confine, molti dei quali, date le precarie condizioni di vita, sono andati via via spopolandosi. In un’epoca in cui si torna ad alzare muri, questo progetto rappresenta la volontà di recuperare l’identità di un’intera comunità che costituisce il cuore pulsante dell’Italia Centrale e che ha saputo scrivere in pace, per secoli, la propria piccola e grande storia».
E il Parco che ruolo ha avuto nell'elaborazione del progetto?
«Ha raccolto l’idea dell’Associazione Cippi Antichi Confini, presieduta Claudio della Figliola – che ha intuito come i “confini” un tempo segnati dai cippi, possano oggi rappresentare un punto di unione dei territori –, e si è assunto l’impegno, come Istituzione, di reperire i fondi necessari e rendere fattibile il progetto».
Concretamente, il progetto cosa prevede?
«Interventi per potenziare la ricettività, mettere in sicurezza il territorio, dare un nuovo impulso alla filiera eno-gastronomica di straordinaria varietà, valorizzare le bellezze naturali e paesaggistiche e ripristinare e ampliare il sentiero – lungo 470 chilometri – che collega l'Adriatico al Tirreno, seguendo la linea del confine tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato pontificio. Sentiero che attraverserà 5 regioni, oltre 60 comuni e più di 80 siti strategici per la tutela dell’ambiente e della biodiversità. Percorrerlo a piedi sarà un'esperienza eccezionale: una natura incontaminata, paesaggi da mozzare il fiato, borghi millenari, ricchi di storia e di tradizioni e abitati da gente semplice e ospitale».
Su quali Enti contate per avere contributi?
«L’esperienza mi porta a dire che i progetti di ampio respiro, di regola, non presentano problemi di finanziamento. Nel caso specifico, data l’importanza dell’iniziativa e l’entusiasmo con il quale essa è stata fin qui accolta, sono sicuro che le Istituzioni sia centrali (Presidenza del Consiglio e Ministero dell'Ambiente) sia regionali (Abruzzo, Marche, Umbria, Lazio e Campania) sia gli oltre 60 Comuni coinvolti, non faranno mancare il loro apporto. Contiamo anche di accedere ai fondi che l’Unione europea stanzia per la valorizzazione delle tradizioni e dei percorsi identitari».
Le legge sui Cammini adottata nel 2017 dalla Regione Abruzzo – che prevede incentivi per quei Comuni che vorranno istituire percorsi e itinerari escursionistici fuori dalle rotte del turismo di massa – vi potrà essere utile?
«Essa costituisce un quadro normativo innovativo e di assoluta novità. Sarebbe auspicabile che anche le altre Regioni interessate si dotino di un analogo strumento normativo e concorrano alle indispensabili coperture economiche».
La somma per realizzare il progetto a quanto ammonta?
«Il costo si aggira sui 10 milioni di euro».
E in quanto tempo pensate di portarlo a termine?
«Ci vorranno non meno di cinque anni. I singoli percorsi, però, potranno essere realizzati e resi fruibili in piena autonomia».
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