Quarta: amo stare sul palco l’emozione è la mia guida

6 Ottobre 2024

Il violinista all’Aquila con The Five Elements – Terra Aria Acqua Fuoco Etere

L’AQUILA. Dolcezza, ma anche puro fuoco. È questa l’impressione che si ha parlando con Alessandro Quarta, sublime quanto passionale violinista, compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore richiesto e acclamato a livello mondiale, travolgente nella presenza scenica rock quanto impeccabile sul podio in frac e papillon immacolato.
Oggi il 48enne maestro leccese aprirà a L’Aquila al Ridotto del teatro Comunale la 79ª stagione della Società aquilana dei concerti “Bonaventura Barattelli” diretta da Fabrizio Pezzopane. Il concerto, inizio alle 18, vedrà Alessandro Quarta al violino proporre la sua opera “The Five Elements – Terra Aria Acqua Fuoco Etere” con Giuseppe Magagnino al pianoforte, I Solisti Filarmonici Italiani e Federico Guglielmo al violino: un lavoro avvincente che sprigiona immagini, colori, contrasti legati ai cinque elementi, introdotti dal prologo Creazione.
Maestro, lei è affermato internazionalmente e abituato alla grandi platee. Sente ugualmente l’emozione e la responsabilità di aprire un cartellone importante e storico come quello aquilano?
L’emozione serve, al di là dell’importanza del luogo. Per esprimere la musica servono emozioni. L’artista deve emozionarsi lui per primo se vuole toccare il pubblico. Io mi emoziono quando scrivo, quando suono, l’emozione è parte integrante della mia vita quotidiana. Non quella che ti fa tremare le gambe, ma l’emozione bella, sana, che ti crea i colori da mettere su quei simboli neri, le note del pentagramma. Ho suonato anche davanti a 200mila persone a San Pietroburgo o all’Arena di Verona, mi piace essere un gladiatore, mi piace il palco, più gente c’è meglio è. Ovviamente sento l’onore e il prestigio di aprire una stagione importante come quella aquilana, avvalora tutti i sacrifici fatti fino adesso.
A proposito di sacrifici, a cosa ha dovuto rinunciare?
Bastano due parole: a tutto! Il mio modo di pensare e studiare la musica mi ha sempre allontanato dalla vita sociale. Da ragazzo non ho avuto amici. Fin da bambino raccoglievo i soldi di lavoretti e di piccoli concerti per comprare le corde del violino. A 7 anni ho creato la mia prima composizione. Vengo da una famiglia povera, soldi non ce n’erano. Fino a vent’anni ho fatto sacrifici enormi, per pagare le lezioni dei migliori insegnanti, i russi costavano 200-300mila lire a ora, e le trasferte in treno. Ho sacrificato la scuola, dopo due mesi ho lasciato il liceo dicendo ai miei che volevo diventare un violinista famoso. Stavo 10-12 ore a studiare il violino, scale, arpeggi, a scrivere. Poi a 20 anni ho sentito il bisogno di vivere, ho mollato un po’, sono entrato nell’ambiente del blues e del rock e mi sono impregnato di quel mondo che ho amato e che mi ha fatto scoprire ancora altri mondi musicali. Tornando al classico ho capito che potevo unire tutto. Non esistono generi e distinzioni nella musica, il rock può essere l’inizio della Quinta di Beethoven, il pop Mozart e Bach. I sacrifici sono tornati nel 2020 quando ho scoperto due tumori al collo e dopo l’operazione ho capito che dovevo cambiare posizione nel reggere il violino. Sacrificio è stato rinunciare alla famiglia e ai figli. Ho puntato tutto sulla musica, devo suonare, nulla mi può fermare. I sacrifici continuano, il mio mantra è: per arrivare al successo occorre attenzione maniacale nella cura dei dettagli. Alla fine il talento è l’ultima cosa, semmai è un valore che va aggiunto dopo lo studio e il sacrificio per trovare la meta, da non confondere con le tappe.
Nel concerto aquilano proporrà la sua opera “I Cinque Elementi -Terra Aria Acqua Fuoco Etere”. Definito spesso “violinista rock”, verrebbe da associarla al fuoco, ma lei in quale elemento si rispecchia umanamente e musicalmente?
Bellissima domanda. Nell’opera Cinque Elementi parte importante sono lo yin e lo yang, ogni elemento ha bisogno del positivo e del negativo per esistere e coesistere con gli altri. Io ho bisogno di tutti gli elementi per esistere, perché siamo diversi in ogni giorno della vita. Le emozioni vengono dall’esterno e poi noi decidiamo come viverle e come creare l’emozione altrui. Il fuoco non esiste senza l’aria, io ho bisogno di ogni elemento e, in ognuno, dei due temi portanti, negativo e positivo.
I Cinque Elementi, preceduti dal brano Creazione, sono una composizione di taglio filosofico e, verrebbe da dire, ecologista. Un omaggio a Madre Natura?
Sì, come anche un giudizio sull’uomo per come la sta trattando. La Creazione, senza la quale ci sarebbe solo il nulla, precede i Cinque Elementi, di cui l’Etere, il cielo, per i greci era l’elemento più importante, che dava forza e unione agli altri. L’uomo sta in ogni elemento. Il fuoco è anche sessualità e sensualità, io tratto il violino come fosse la mia donna. Ma il fuoco è anche il caldo che stiamo provocando. L’acqua, che può finire, chi la sta consumando? L’aria può diventare nube tossica, ma chi è il colpevole? Vi è bellezza e bruttezza in ogni elemento, ma chi ha creato la bruttezza? Non è colpa della Natura ma dell’uomo. Per Etere ho scritto un testo in latino, finisce con sum in etere, sono nell’etere. Solo dall’alto possiamo vedere cosa sta succedendo intorno a noi. Quest’opera serve per stare nell’etere e vedere cosa stiamo causando.
Due settimane fa per i 220 anni del Municipale ha suonato e diretto orchestra e coro nel teatro di Piacenza davanti al presidente Mattarella proponendo anche la prima esecuzione della sua “Pucciniana”. Quale chiave ha scelto per confrontarsi con Puccini?
La stessa chiave che ha usato lui, l’innovazione. Puccini è stato il primo a innovare l’opera, che iniziava sempre con un’ouverture, lui invece ha iniziato subito col canto, una grande novità. Era amante di Wagner e ha usato l’opera con arrangiamenti quasi wagneriani. All’epoca si amava la liricità di Verdi, Donizetti e Bellini. Prendiamo un tema come la marcia funebre della Tosca, che entra ancor prima che Cavaradossi muoia, Puccini l’ha scritta in due quarti, io in tre quarti e l’ho fatta diventare un valzer. Per me è una grande responsabilità toccare partiture perfette, ma mi sono detto: voglio essere me stesso. E tutto ciò che era tragico, lirico, teatrale l’ho fatto passare come una canzone, una serenata, qualcosa di delizioso, ma senza le parole. Ciò che voglio dalla mia musica è che le mie emozioni siano oggettive all’ascolto senza l’aiuto della parola, far vedere un valore senza indicarlo. È stata un’esperienza stupenda, non mi aspettavo il successo della “Pucciniana”, prova rischiosa e importante. Bisogna avere molto rispetto dei nostri padri e delle loro partiture, solo con rispetto e profonda conoscenza della musica si può creare un'altra partitura. Anche se è già stato scritto tutto, il giro armonico di Pachelbel è usato per milioni di canzoni pop rock, anche le più belle e famose (e nella recente pubblicità di Prime, ndc).
Il quinto elemento, Etere, ha anticipato l’album diventando il brano di punta del tour Roberto Bolle and Friends 2023, dopo la collaborazione e il successo del “Dorian Gray”. Si ha il tempo di diventare amici tra stelle?
Sento il prestigio e l’onore di aver scritto due commissioni per Roberto Bolle, ed è stata un’esperienza importante ed emozionante condividere il palco. Ci sono rispetto e stima tra noi, ma l’amicizia dipende anche dagli impegni. L’amicizia e la famiglia sono come un albero, che va coltivato e allevato. Io ho deciso di allevare la musica.
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