Quei tesori nascosti della Collegiata di Pescocostanzo
Un libro racconta la Basilica di Santa Maria del Colle attraverso immagini e saggi di studiosi di arte e di storia
di Giuliano Di Tanna
«A visitarla tutta non basterebbe un giorno, allo stesso modo a descrivere compiutamente la Collegiata ci vorrebbe un libro». Maria Concetta Nicolai la descrive così, la Basilica di santa Maria del Colle a Pescocostanzo. Quel libro che la scrittrice abruzzese invoca, adesso, c’è e sarà presentato, oggi alle 18, proprio lì, nella Collegiata di Pescocostanzo. Il volume (188 pagine, 70 euro) fa parte della collana dei Grandi Libri del catalogo delle Edizioni Menabò di Ortona ed è curato da Anna Colangelo, alla quale si devono anche gli studi sulla pittura presente nella Basilica. Il libro ha un apparato iconografico molto bello a cura di Luciano D’Angelo e Mauro Vitale.
Alla presentazione del volume, oggi a Pescocostanzo, ci saranno Angelo Spina (vescovo di Sulmona) Luciano D’Alfonso (presidente della Regione) Pasquale Del Cimmuto (sindaco di Pescocostanzo) Lucia Arbace (direttore del Polo museale dell'Abruzzo) Gaetano Basti (patron delle edizioni di Menabò) Luciano D’Angelo (fotografo) Anna Colangelo (soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici dell'Abruzzo) Francesco Sabatini (presidente emerito e onorario dell’Accademia della Crusca). L'incontro sarà moderato dalla giornalista della Rai, Maria Rosaria La Morgia.
Il libro è una sorte di silloge di punti di vista sulla Collegiata. La presentazione di monsignor Angelo Spina invita a riflettere sui rapporti tra arte e religione. Ci sono poi gli altri contributi. L’introduzione di Lucia Arbace che traccia un quadro culturale della città, dà avvio ai contributi degli studiosi che conducono il lettore in un viaggio all'interno della Basilica: Francesco Sabatini (Pescocostanzo: arte, economia e società. Passato e presente); Anna Colangelo (La Pittura); Adriano Ghisetti Giavarina (La collegiata Santa Maria del Colle. Le fasi costruttive); Marta Vittorini(La Madonna del Colle), che analizza insieme agli aspetti artistici anche le forme del secolare culto verso la preziosa effige; Floriana Conte (La Madonna di Costantinopoli di Tanzio da Varallo), che ricostruisce l’esegesi, la committenza e le varie collocazioni del dipinto; Vittorio Casale (Fervore d’invenzioni e varietà di tecniche artistiche a Pescocostanzo nei secoli XVII-XVIII) che, infine, evidenzia gli esiti raggiunti dalle cosiddette arti applicate che trovarono a Pescocostanzo scuola ed interpreti di prim’ordine. Chiude l’ampia bibliografia curata da Marta Vittorini.
Maria Concetta Nicolai ha dedicato al libro un bels aggio pubblicato nell’ultimo numero di D’Abruzzo, la rivista di turismo, cultura e amboente, edita sempre da Menabò e diretta da Gaetano Basti. «Dopo il disastro causato dal rovinoso terremoto del 1456, dalle macerie di un paese plerumque collapsum, risorse la città di oggi», scrive Nicolai.
«E su tutto», aggiunge la saggista, «primeggiò la fabbrica della Collegiata di Santa Maria del Colle con la sua facciata a terminazione orizzontale di gusto aquilano che sembra stabilirsi solidamente sull'ampia scalinata che la raccorda alla piazzetta sottostante. Ma è oltrepassato il possente portale durazzesco che l'arte, declinata in un sincretismo di rara armonia, si dispiega dinnanzi allo sguardo del visitatore: dai grandi soffitti a lacunari dorati e dipinti (1670-82), in parte ideati da Carlo Sabatini, architetto giunto da Napoli e radicatosi a Pescocostanzo tanto che la sua discendenza ne è ancora un vanto, dalla fiorita cantoria in controfacciata, attribuita a Bartolomeo Balcone, con l'organo a canne (1619), fino all'altar maggiore in marmi commessi opera di Giuseppe Cicco su cui arieggia la barocca Apoteosi dell'Assunta di Giambattista Giani e Francesco Ferrandini, stuccatori di fama».
«Giunto dinnanzi al Cappellone del Sacramento, in cui i citati affreschi ornano la calotta, se gli resta ancora la capacità di stupirsi, il visitatore rimarrà attonito di fronte alla leggerezza raggiunta dal ferro battuto che compone il fastigio della Cancellata, opera di Santo di Rocco e di suo nipote Ilario, ambedue da Pescocostanzo (inizi del secolo XVIII) creduti dall'immaginario popolare addirittura detentori di una magica fucina», conclude Nicolai, «in grado di produrre risultati soprannaturali».
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