«Quell’Ovidio è troppo perturbante cancellatelo...»

20 Maggio 2015

Alla Columbia University di New York un gruppo di studenti chiede di boicottare le Metamorfosi del poeta di Sulmona

di Giuliano Di Tanna

L’ideologia del politicamente corretto ha fatto un nuova vittima: Ovidio il poeta latino nato a Sulmona nel 43 avanti Cristo, autore di capolavori come l’Ars amatoria e le Metamorfosi. Ed è proprio quest’ultima opera in versi a essere finita al centro di una polemica divampata, nei giorni scorsi, sui giornali americani. La storia l’ha raccontata per primo, il Washington Post, il quotidiano che fece scoppiare lo scandalo Watergate che portò alle dimissioni, nel 1974, del presidente degli Stati Uniti, Richard Noxon.

Il caso-Ovidio non avrà lo stesso impatto sulla storia americana ma è, tuttavia, indicativo dello spirito dei tempi che domina nelle università americane. E’ proprio uno degli atenei più prestigiosi della Costa orientale, la Columbia University di New York, che fa da teatro alla storia. In breve: alcuni studenti del corso di Letteratura hanno scritto, sul giornale dell’università, che una loro collega, sopravvissuta in passato a un tentativo di violenza sessuale, ha protestato per aver dovuto assistere a una lezione sulle Metamorfosi di Ovidio in cui si spiegavano i versi sul rapimento di Proserpina e sulla passione di Apollo per la ninfa Dafne. Entrambi gli episodi sono stati definiti “triggering” da parte delle studentesse. Cosa significa? In un articolo sul caso, apparso l’altro ieri, sul sito italiano dell’Huffington Post, lo ha spiegato bene, Ombretta Frau, ordinaria di Lingua e letteratura italiana, al Mount Holyoke College nel Massachusetts: «Il trigger è una causa scatenante di reazione per chi è stato turbato profondamente da un'esperienza violenta. Il termine sembra avere origine dall'esperienza post-traumatica dei soldati che hanno combattuto nella guerra del Vietnam». La studentessa chiede, in sostanza, un “trigger warning”, una sorta di avviso che nei piani di studi di determinate materie ci sono situazioni che possono provocare un turbamento profondo.

I versi che sono al centro di questo caso sono questi.

Il rapimento di Proserpina: «Proserpina/mentre gioca a raccogliere viole e candidi gigli,/e ne riempie con zelo fanciullesco le ceste e il seno,/in ciò cerca di superare le sue compagne,/fu subito vista e amata e rapita/da Dite, tanto irruppe a precipizio l’amore. La dea atterrita/chiama con voce triste le compagne e la madre, ma più la madre./Si lacerò la veste all’orlo di sopra,/e dalla veste allentata caddero i fiori raccolti;/400 e tanto candore c’era nei suoi giovani anni/che anche questa perdita causò dolore alla vergine».

Apollo e Dafne: «Ma lui che l'insegue, con le ali d'amore in aiuto, /corre di più, non dà tregua e incombe alle spalle/della fuggitiva, ansimandole sul collo fra i capelli al vento./Senza più forze, vinta dalla fatica di quella corsa/allo spasimo, si rivolge alle correnti del Peneo e:/“Aiutami, padre», dice. «Se voi fiumi avete qualche potere, /dissolvi, mutandole, queste mie fattezze per cui troppo piacqui”».

Nel giornale universitario della Columbia si afferma che la studentessa, che ha scatenato il caso, ha raccontato che «commentando il testo, il docente ha focalizzato la sua lezione sulla bellezza del linguaggio e lo splendore delle immagini. Questo ha avuto come risultato», si legge ancora nell’articolo del giornale dell’ateneo newyorklese, «che la studentessa si è estraniata dalla discussione durante la lezione come forma di autotutela. Non si sentiva al sicuro durante la lezione. E quando si è rivolta al docente, al termine della lezione, il professore non l’ha presa in considerazione e ha ignorato il suo problema».

La morale che da questa storia trae la docente Ombretta Frau, nel suo articolo sull’Huffingon Post, è pessimistica: «Lontani sono i giorni in cui l'università rivoluzionava la vita di una persona con esperienze uniche. Ci stiamo riducendo a creare ambienti in cui gli studenti universitari possono lavorare con la plastilina e colorare uccellini e pesciolini mentre nell'aula a fianco un professore parla di un tema troppo violento, controverso, politico».

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