Quella mancanza di pretese che piace a noi italiani
Quando morì Mario Riva, nel 1960, Ennio Flaiano scrisse che la scomparsa del presentatore del Musichiere ci spingeva a riflettere sull'immortalità dell'anima più della dipartita di un premio Nobel...
Quando morì Mario Riva, nel 1960, Ennio Flaiano scrisse che la scomparsa del presentatore del Musichiere ci spingeva a riflettere sull'immortalità dell'anima più della dipartita di un premio Nobel come Thomas Mann. La morte di Fabrizio Frizzi fa riemergere dalla memoria questa annotazione dello scrittore pescarese. Romano come Frizzi e, come lui, popolarissimo conduttore televisivo, Riva era diventato una persona di famiglia, con il suo programma, “Il musichiere”, per gli italiani appena usciti dalla guerra. Frizzi aveva in comune con Riva anche una bonomia e una mancanza di pretese intellettuali che lo hanno fatto amare da un pubblico che, ieri come oggi, mal sopporta chi usa la televisione per impartire lezioni. Morì cadendo da un palco nell’Arena di Verona, Riva, lasciando negli italiani il senso di fragilità della fama ma anche un ricordo duraturo come quello che - c’è da scommettere - accompagnerà Fabrizio Frizzi per molti anni a venire. (g.d.t.)