Quella sposa bambina falciata da un’epidemia nella Notaresco del ’600

Lo storico abruzzese Riccardo D’Eustacchio racconta la storia di Maria de Sterlich uccisa dal tifo petecchiale
«A volte cercavo di immedesimarmi nelle paure e nelle ansie che provavano i nostri antenati. La risposta è arrivata oggi, con quello che stiamo vivendo tra isolamento e quarantene. Di colpo si sono rimaterializzati quei timori che pensavamo ormai sconfitti dal benessere e dall’onnipotenza dell’uomo moderno».
Un parallelismo fra la Notaresco della seconda metà del 1600 alle prese con una tremenda epidemia di tifo e quella odierna che sta combattendo con l’emergenza per il Covid-19 ha spinto lo storico locale, Riccardo D’Eustachio, a scrivere il racconto “Maria, la sposa bambina”.
«Si tratta di un breve racconto romanzato, nato da una storia vera», dice lo scrittore notareschino, impiegato in una ditta di restauri a L’Aquila, sposato con Antonietta e padre di Angelica e Bruno, «come reali sono i personaggi e i luoghi di Notaresco che ho descritto e che oggi non ci sono più».
Come è nata l’idea di raccontare questa storia?
Il racconto nasce in maniera abbastanza casuale. Una sera ero seduto sul divano, stavo ripensando ad alcune ricerche fatte quando mi è venuta l'ispirazione.
La sua curiosità nei riguardi delle origini e delle figure storiche locali nasce da bambino?
Sì. Quando entravo nel palazzo comunale notavo lo stemma della casata con il cappello arcivescovile e mi incuriosiva saperne di più su questo Giuseppe Acquaviva arcivescovo di Tebe di cui si parlava nella lapide in alto.
Alla figura dell’alto prelato morto proprio nel borgo notareschino lei ha dedicato due libri, “Notaresco tra XV e XVI secolo” nel 2014 e “Monsignor Giuseppe Acquaviva e la Notaresco del 600” nel 2018. Il racconto scritto nei giorni scorsi è figlio della ricerca sul movimento della popolazione locale nel corso del diciassettesimo secolo, pubblicata nel lavoro di due anni fa?
Quando sviluppai i grafici sulla mortalità nelle due annate più brutte per il paese, davanti a me non c’erano solo numeri che indicavano il dramma che stavano vivendo ma anche nomi di persone, adulti e soprattutto bambini inermi, che non potevano far nulla di fronte a quelle epidemie, se non rivolgersi al divino.
Ci fu qualche figura che la colpì più delle altre?
Più di una, ma sicuramente tra loro ci fu Maria de Sterlich, la protagonista del racconto. Era una ragazza sposatasi a 15 anni con Gennaro Coletti e morta a soli 21 anni di tifo petecchiale, pur essendo di famiglia abbiente.
La sua storia è legata ad un quadro che oggi è conservato nella chiesa di San Rocco di Notaresco, alla cui base vi è una scritta a tratti resa illeggibile dalle candele accese dai devoti nel corso dei secoli.
Quella scritta era stata sempre indagata in modo superficiale. Incrociando i dati parrocchiali con quelli archivistici sono invece risalito ai quattro personaggi citati nel dipinto: Maria de Sterlich di Scorrano, suo marito il Barone di Notaresco Gennaro Coletti, suo fratello Francesco e la moglie Margherita de Vincenzi. Da qui l’idea di scrivere un breve racconto che raccontasse l’episodio.
Questa sua passione, quella per la storia di Notaresco e per le sue origini le sta regalando sempre più soddisfazioni.
La passione per la Storia in generale è una cosa innata, ne sono attratto da sempre. Però è esplosa in me quando ho cominciato a frequentare l’Archivio di Stato di Teramo tanti anni fa.
All’epoca ero interessato a scoprire le origini della mia famiglia, la sua storia. Però nel corso di queste ricerche ho cominciato a toccare con mano documenti della storia paesana che mi hanno attratto notevolmente. Questa passione mi sta regalando tante emozioni, come quella di poter consultare archivi storici in giro per l’Italia.
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