Raccolti in un libro “Pensieri gettati”, dubbi di gioventù in un adulto

24 Febbraio 2021

PESCARA. Succede a volte che un professionista innamorato del proprio lavoro – che è qui quello di superspecialista in postproduzione televisiva, con un curriculum di capoprogetto di iniziative in Tv...

PESCARA. Succede a volte che un professionista innamorato del proprio lavoro – che è qui quello di superspecialista in postproduzione televisiva, con un curriculum di capoprogetto di iniziative in Tv sul versante dell’information technology, nonché di autore di manuali d’informatica – appena varcata la soglia dei cinquant’anni si accorga di aver conservato la freschezza di pensieri di un ventenne.
I quali, per rimanere verdi, devono nutrirsi dei dubbi di un giovane uniti all’esperienza di un adulto; e che, scrivendo un libro, voglia partecipare agli altri questi pensieri, questi dubbi, queste riflessioni su ciò che egli è e sulla vita che la sorte gli ha assegnato. E’ il caso di Marco de Salvo, tecnico Rai di Pescara, che da poche settimane ha pubblicato il libro “Pensieri gettati” (WriteUp Books, p. 95, € 12, disponibile on line, tutti i link di acquisto sul blog www.marcodesalvo.it/pensieri-gettati-il-libro/) – cioè riflessioni buttate su carta nel corso degli anni – recante come sottotitolo: “Tracce analogiche di un tecnico ravveduto”. Lo specialista digitale deve insomma anche (re)imparare da ciò che ha seminato in passato, in un mondo analogico, del quale nulla è rinnegato, neppure oggi che “analogico” è sinonimo di “arcaico”.
Anzi: in questo recupero sta il suo regressivo/progressivo “ravvedimento”, quale persona nella sua interezza. “Pensieri gettati” è dunque un libro – prima che divertente e ben scritto – sincero, il quale fa riflettere perché trasferisce una vita, quella dell’Autore, affidandola a “pensieri” sparsi con programmatica non organicità, provenendo dalle più varie esperienze avute nel corso di decenni. Non c’è romanticismo in essi, c’è affettività però, che a volte produce motti lapidari: «Lo specchio più fedele è lo sguardo di chi ci conosce bene»; «Il valore di una persona non si misura sulla base del posto che occupa nella società. Si misura sulla base del posto che occupa nel cuore dei suoi simili». C’è interrogazione: «Quando smettiamo di trovare colpe, inizia il dialogo con noi stessi». C’è autoironia: «A volte mi sento alieno in casa mia».
Di tanto altro bisognerebbe dar conto (ci sono anche riflessioni più preoccupate), per cui non si può che invitare a leggere un libro così brillantemente (de)strutturato. Di certo Marco de Salvo vuole dialogare col suo pubblico, cui ha notificato un’affettuosa ingiunzione in forma di libro. Lo ha fatto perché scrive che quando morirà, l’ultima parola con cui ha intenzione di congedarsi dal mondo sarà: «dialogo», in quanto «solo chi è capace di dialogare salverà il mondo».