Raf in tour a Pescara: «Qui in Abruzzo mi sento a casa mia»

22 Maggio 2023

Il cantante pugliese in concerto sabato al Teatro Massimo Oltre ai live, il progetto comprende un libro e un nuovo Lp 

PESCARA. «Citando il titolo del mio concept, io in Abruzzo mi sento a casa». L’abbraccio del Teatro Massimo di Pescara si prepara ad accogliere Raf, che concluderà proprio nella nostra regione “La Mia Casa Tour 2023”. L’appuntamento è per sabato 27 maggio alle ore 21. L’artista pugliese, tra i cantautori italiani più amati, si è raccontato al Centro in occasione della tappa pescarese della tournée teatrale.
È tornato a esibirsi live dopo il tour con l’amico di sempre Umberto Tozzi. Com’è stato abbracciare di nuovo il suo pubblico?
«È una sensazione strana: non mi sembrano più dei fan, ma degli amici. C’è gente che mi segue da anni, un amore che dura da tantissimo tempo. Mi aspettano fuori dai teatri, ormai li riconosco, riconosco i loro volti, di alcuni conosco le storie. Con loro ho un rapporto che va al di là di quello che un cantante può avere con i propri sostenitori. Sono uno che si emoziona facilmente e questa cosa mi commuove. Mi vogliono bene, al di là della musica. Poi c’è il pubblico che conosco meno e che vedo ai concerti oggi; c’è grande partecipazione e questo mi rende felice, orgoglioso».
La mia casa: un concept che comprende un tour, un libro, un brano inedito, un album di prossima uscita. Cosa rappresenta per lei il concetto di “casa”?
«Tutto è nato durante quei due terribili anni di pandemia, quando ho cominciato a chiedermi cosa fosse per me il concetto di casa. In quegli anni ci sentivamo un po’ in prigione, invece la casa deve essere qualcosa che fa star bene. La casa di tutti è il nostro pianeta, che oggi volge in condizioni complicate, con un clima che sembra impazzito. Dovremmo, ognuno nel proprio piccolo, cercare di fare qualcosa, di dare un’inversione di tendenza, di convincere chi ha potere che bisogna smettere di mettere nell’aria combustibile fossile, veleno per il nostro clima. Ne scrivevo già in Cosa resterà degli anni ‘80, brano in cui si parlava di effetto serra. La mia casa è anche tutti i posti dove ho vissuto finora, le città che mi hanno ospitato - sono nato in Puglia, ho vissuto a Firenze, Milano, Londra, New York, Miami, mi divido tra gli Stati Uniti e l’Italia - il palcoscenico e tutte le persone che hanno fatto sì che diventassi quello che sono, le persone che mi hanno accompagnato anche solo per un tratto. Il concetto di casa è molto ampio. Durate la pandemia stavo scrivendo un film autobiografico, poi con l’amico Cosimo Damiano Damato abbiamo deciso di trasformarlo in un libro. Nello stesso periodo avevo scritto anche una canzone dal titolo La mia casa: abbiamo, così, deciso di dare lo stesso titolo al libro e alla fine il tutto è diventato un concept. Il libro e le canzoni sono tutt’uno, parlano di me, sono legati tra loro con un filo. L’album uscirà dopo l’estate».
Come presenterebbe questo tour nei teatri?
«Si ascoltano le canzoni che conoscono tutti, anche quelli che non hanno mai comprato un mio album, perché sono diventate un po’ di dominio pubblico, come Self control, Gente di mare, Infinito, Il battito animale, Ti pretendo, Sei la più bella del mondo. Poi ci sono le canzoni che sono altrettanto importanti per chi ascolta i miei dischi e che ho messo in scaletta dopo un po’ di anni, come Il nodo, scritta con Pacifico, e Metamorfosi. Ma c’è spazio anche per gli ultimi brani, come Cherie e il singolo 80 voglia di te. La prima parte del concerto è molto teatrale, dove mi racconto più del solito, nella seconda c’è spazio per i brani da una forte componente ritmica, dove i bit aumentano e le luci trasformano il teatro in una sorta di discoteca».
Lei e Umberto Tozzi avete scritto alcune delle pagine più belle del repertorio canoro italiano. Com’è nata la vostra amicizia e com’è stato condividere il palco insieme in un tour a due voci?
«In quel di Firenze, ci univa il nostro produttore Giancarlo Bigazzi. Siamo stati anche vicini di casa. Un’amicizia di lunghissima data. Con lui ho scritto Si può dare di più, Gente di mare, altre canzoni dell’album Invisibile, tra i più belli di Umberto. Prima della pandemia, abbiamo fatto un tour nei palazzetti e subito dopo ci siamo esibiti nei teatri: è stata un’esperienza bellissima, unica. Ci vogliamo troppo bene, non ci sono mai stati tra noi momenti di rivalità».
La recente rivisitazione di Ti pretendo (Ti pretendo XXX) ha visto la collaborazione di Guè e North of Loreto. Com’è nata l’idea e quali sono i punti di forza della nuova versione?
«Mi hanno chiamato una sera, stavano ascoltando alcuni miei dischi. Entrambi erano molto giovani quando facevo questi brani e sono rimasti molto legati al periodo fine anni Ottanta-anni Novanta. Mi hanno mandato una demo e mi è piaciuta subito. È una versione molto fresca, che riprende cose che ci piacciono. Ripropone lo stile di allora con sonorità nuove, questo mix rende tutto molto attuale e bello».
Cosa le piace dell’Abruzzo?
«Quella di Pescara sarà l’ultima data del tour teatrale. L’Abruzzo è una regione che sento molto vicina. Sono nato nella zona del Gargano, mi sono sentito sempre molto vicino all’Abruzzo per modi di essere, usanze. Per citare il titolo del concept La mia casa, io veramente in Abruzzo mi sento un po’ a casa. E tutte le volte, quando nel calendario vedo una data nella regione, sono felice. Non vedo l’ora di tornarci».
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