Raffaello, 200 capolavori in mostra a Roma alle Scuderie del Quirinale

27 Dicembre 2019

Dal 3 marzo al 2 giugno la più grande esposizione dell’artista di Urbino una raccolta di creazioni mai viste al mondo in così gran numero tutte insieme

«La maggior parte delle teste di Raffaello ci sembrano fredde. Otto mesi trascorsi a Roma cominciano a guarirci da un tale cattivo gusto». Non saranno gli otto mesi suggeriti da Stendhal nelle sue “Passeggiate romane” ma tre quelli che avremo a disposizione per innamorarci dell’arte di Raffaello Sanzio. Sono i tre mesi in cui saranno esposti duecento capolavori del grande maestro del Rinascimento, 50 provenienti dagli Uffizi, per la più spettacolare monografica mai dedicata a Raffaello in 500 anni dalla sua morte.
La mostra si aprirà il 3 marzo alle Scuderie del Quirinale a Roma e resterà allestita fino al 2 giugno. Con questa esposizione culmineranno le celebrazioni per l'artista a livello mondiale: protagoniste ne saranno oltre cento opere di mano dell'Urbinate mai riunite tutte insieme prima d'ora. Una grande mostra con dipinti, disegni e opere di confronto, dedicata a Raffaello nel cinquecentenario della sua morte, avvenuta a Roma il 6 aprile 1520 ad appena 37 anni.
L'esposizione, intitolata semplicemente “Raffaello”, costituisce l'apice delle celebrazioni mondiali e rappresenta l'evento di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale appositamente istituito dal Ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci. Realizzata dalle Scuderie del Quirinale, in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, la mostra è curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro. Un autorevole comitato scientifico presieduto da Sylvia Ferino ha affiancato e approfondito il lavoro dei curatori, stimolando un dialogo fruttuoso tra gli specialisti del settore più accreditati al mondo, come Nicholas Penny (già direttore National Gallery di Londra), Barbara Jatta (direttore Musei Vaticani), Dominique Cordellier (Musée du Louvre), Achim Gnann (Albertina, Vienna), Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut, Firenze).
In occasione della mostra, è stato raccolto un vastissimo corpus di opere di mano di Raffaello, per una raccolta di creazioni dell'Urbinate mai viste al mondo in così gran numero tutte insieme. Anche in termini di capolavori in prestito (oltre che di lavoro scientifico svolto), è stato determinante il contributo delle Gallerie degli Uffizi, con circa 50 opere delle quali oltre 40 dello stesso Raffaello. Non ci saranno però - a quanto si apprende - pesi massimi della sala degli Uffizi dedicata ai capolavori di Michelangelo e dell'Urbinate come i ritratti dei coniugi Doni e la Madonna del Cardellino. Questo anche perché la mostra è pensata come un dialogo tra la Capitale e Firenze: in modo che la mostra di Roma possa essere completata dalle opere di Raffaello che resteranno al loro posto a Firenze. Ma anche tanti altri musei di importanza internazionale hanno contribuito ad arricchire la rassegna: le Gallerie Nazionali d'Arte Antica, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Fondazione Brescia Musei, e all'estero, oltre ai Musei Vaticani, il Louvre, la National Gallery di Londra, il Museo del Prado, la National Gallery of Art di Washington, , l'Albertina di Vienna, il British Museum, la Royal Collection, l'Ashmolean Museum di Oxford, il Musée des Beaux-Arts di Lille.
L'esposizione, che trova ispirazione particolarmente nel fondamentale periodo romano di Raffaello . Ne faranno parte creazioni amatissime e celebri in tutto il mondo, quali, solo per fare alcuni esempi, la Madonna del Granduca delle Gallerie degli Uffizi, la Santa Cecilia dalla Pinacoteca di Bologna, la Madonna Alba dalla National Gallery di Washington, il Ritratto di Baldassarre Castiglione e l'Autoritratto con amico dal Louvre, la Madonna della Rosa dal Prado, la celebre Velata di nuovo dagli Uffizi.
La mostra verrà inaugurata il 3 marzo 2020 alla presenza delle più alte cariche dello Stato e dei rappresentanti ufficiali dei principali paesi prestatori. Dal 5 marzo la mostra aprirà al pubblico. Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Erike Schmidt dice: «Le Gallerie degli Uffizi, dove si concentra il più grande numero di dipinti e disegni di Raffaello al mondo, partecipano con entusiasmo all'organizzazione di questa ricorrenza epocale, per offrire una nuova, approfondita visione di Raffaello, specialmente per il periodo in cui l'artista visse a Roma. La mostra, frutto di una collaborazione senza precedenti tra le Gallerie degli Uffizi e le Scuderie del Quirinale, si svolge non a caso nella capitale: Roma non è solo una tappa biografica dell'artista, ma il simbolo della dimensione nazionale della sua arte e del suo pensiero».
Uno dei doni più preziosi di questa mostra è la collezione delle Madonne di Raffaello, anche se mancherà la Madonna Sistina che ispirò a Vasilij Grossman alcune delle sue pagine più indimenticabili. «Ho visto una giovane madre tenere un bambino fra le sue braccia», scrive lo scrittore russo autore di “Vita e destino”. «Come posso rendere la grazia squisita d’un melo, esile e delicato, che abbia appena dato la sua prima mela, piena e bianca; la grazia d’un uccellino coi suoi pulcini appena nati, o di una cerbiatta appena diventata madre (…) La maternità e la grazia di una ragazzina, quasi ancora bambina. Questa grazia, dopo aver visto la Madonna Sistina, non si può più dire che sia ineffabile o che sia misteriosa. Nella sua Madonna Raffaello ha svelato il mistero della maternità e della sua bellezza. Ma non è da questo che dipende l’inesauribile vitalità del suo quadro. Dipende invece dal fatto che il corpo e il volto di questa giovane donna sono la sua anima, ed è questa la ragione per cui la Madonna è così bella. C’è in questa rappresentazione visiva dell’anima materna qualcosa di inaccessibile alla consapevolezza umana».
Di un’altra Madonna, infine, quella della Seggiola, Pierre-Auguste Renoir scrive in una lettera del 1881: «Ero andato a vedere quel quadro per spassarmela; ed ecco che mi trovo davanti alla pittura più libera, più salda, più meravigliosamente semplice e viva che sia dato di immaginare».
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