«Ragazzi, leggete Dante come fanno in India»

18 Maggio 2015

Il saggista Fioretti spiega la sua Divina Commedia agli studenti di Atessa: nel mondo è famosa come la Vespa

ATESSA. Presentare Dante agli studenti di un istituto tecnico, attirali nell’universo dantesco, avvolgerli nella “bufera infernale” di Paolo e Francesca, abbinare la Divina Commedia al Signore degli Anelli di Tolkien, scoprire che le tre cantiche sono un grande “fantasy”, e infine mettersi a giocare al computer con un video-giochi copiato di sana pianta dall’Inferno del Divin Poeta.

E’ quanto ha fatto Francesco Fioretti nell’Iis da Vinci-de Giorgio di Lanciano in mezzo a un centinaio di studenti inizialmente poco interessati, poi incuriositi, e infine desiderosi di chiedere e avere risposte certe da un professore di lettere, Fioretti, che è anche scrittore e autore di alcuni romanzi, tra cui “La selva oscura” e “Il libro segreto di Dante”, entrambi editi da Rizzoli.

Fioretti è nato e cresciuto a Lanciano, ora vive e insegna al liceo classico di Fano, nelle Marche, ha girato il mondo per presentare i suoi libri tradotti anche in cinese e in coreano, e rivela agli studenti del tecnico che la lettura dantesca è accattivante come un giallo, ed è amata e praticata più all’estero che in Italia. In India la Commedia è considerata un’opera sacra, e così viene cantata, non letta. Nella Corea del Sud fu tradotta nel secolo scorso da un principe che impiegò quasi tutta la vita per farlo, ed è oggi considerata un’opera imprescindibile della formazione di uno studente, oltre ad essere un autentico best-seller. Secondo Fioretti gli elementi che distinguono l’Italia nel mondo sono due: Dante e la Vespa. La Vespa, inventata dall’abruzzese Corradino D’Ascanio, è penetrata nel mondo globale per la semplicità della sua struttura e per la facilità di utilizzo. Entrambi rappresentano un naturale abbinamento tra cultura umanistica e quella tecnologica. Nelle favelas sudamericane ci sono studenti costretti a fare decine di chilometri per andare a scuola: sulla Vespa e con la Divina Commedia nello zaino. Le traduzioni sono in ogni lingua. E periodicamente a Ravenna si incontrano tutti i traduttori di Dante, che discutono e si interrogano sul modo migliore di affinare nelle loro lingue, senza stravolgerle, le terzine che costringono ad una precisione linguistica e ritmica finora insuperata. Ma ci sono anche pittori e scultori che si ispirano all’universo dantesco, con le sue bolge, i mostri, personaggi decapitati che parlano con la testa in mano (il trovatore nel Purgatorio), Ulisse che affoga “per seguir virtute e conoscenza”, il segreto dell’amor cortese e di quello carnale, e il “libero arbitrio” di scegliere l’uno o l’altro. Ma perché Fioretti ha questa passione per Dante? chiede uno studente. «Me la trasmise il mio professore di liceo, Antonio Lanci. Devo tutto a lui». Come a dire che la “buona scuola” è fatta dai buoni insegnanti.

Gino Melchiorre

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