Rai Teche, la memoria d'Italia in 3 milioni di ore radio e tv

A Pescara per presentare il suo documentario su Pasolini, la direttrice di "Rai Teche" Maria Pia Ammirati parla della trasformazione tecnologica di uno degli archivi più grandi del mondo
Le immagini, i suoni, le parole e le musiche della Rai costituiscono la memoria del Paese e del mondo che riflette. L’archivio dell’emittente pubblica si trova in un annesso del mitico stabile di viale Mazzini. A dirigere Rai Teche, Maria Pia Ammirati, già vice direttrice di Rai Uno. Esperienze nel giornalismo, il talento narrativo culminato in una finale dello Strega e tanti progetti in corso d’opera. L’occasione per intervistarla viene dalla sua presenza a Pescara, nell’Auditorium Petruzzi, dove presenzia a un convegno organizzato dal Rotary Club Pescara Nord, con la proiezione del documentario "Pasolini Il corpo e la voce", da lei realizzato con il critico letterario Arnaldo Colasanti e il regista Paolo Marcellini.
Qual è il volume complessivo di Rai Teche?
"Fra i maggiori archivi al mondo, conta circa 3 milioni di ore tra radio e tv. Stiamo censendo il patrimonio che è in fase di digitalizzazione e sappiamo di avere 800 mila pellicole e più di un milione di supporti magnetici. Tutto questo (compresi copioni, spartiti delle Orchestre Sinfoniche, contratti) è consultabile nel Catalogo Multimediale, che, oltre alla classica ricerca attraverso metadatazione, permette la visione in bassa qualità dei programmi".
Che cosa ha comportato la trasformazione tecnologica?
"Cambia la modalità di lavoro per chi usa materiali di repertorio, la fruizione per chi utilizza il catalogo. Per l’esportazione, il tutto non viaggerà più in cassetta ma in file, con risparmio di spazi e di impatto ambientale (riuso e smaltimento di nastri, plastica e altro)".
Qual è la situazione all’estero, da dove inizialmente si veniva in Italia per “studiare” la Rai?
"I più grandi in Europa, oltre a quello della Rai, sono il Bbc Archive e l’Ina (Institut National de l’Audiovisuel) di France Television. Ci siamo incontrati con i responsabili confrontandoci su questioni analoghe: a che punto è la digitalizzazione, quali i progetti di tutela e sfruttamento, come comunicare ed effettuare scambi. Abbiamo concordato un potenziamento dei singoli archivi perché le varie Teche sono importanti per la Storia e la memoria dei singoli Paesi. Insomma, siamo un settore molto richiesto e per questo a breve usciremo con un decalogo comune di esigenze e progetti".
In che modo le nuove modalità di fruizione, dallo streaming a Netflix, influiscono sulla stessa configurazione di Rai Teche?
"Non credo ad una dittatura della tecnologia e continuo a pensare che sia necessario indirizzare ogni progresso in quel campo per le nostre progettualità e per le nostre idee. Rai Teche non è un museo polveroso bensì un punto avanzato dell'innovazione tecnologica in Rai e quindi pronta anche alle sfide contemporanee".
L’enfasi sulla crisi della carta stampata non rischia di distogliere l’attenzione dal grande valore della documentazione visiva?
"La documentazione audiovideo, oltre ad essere un punto di snodo importante per studiare la storia del ‘900, è una miniera o, come dice Angelo Guglielmi, il più grande deposito culturale d'Italia. Si tratta di saper utilizzare bene il deposito e non farlo mummificare. Credo che la Rai lo stia facendo, sia proteggendo che valorizzando l'Archivio".
Qual è il nuovo assetto propositivo di Rai Teche?
"Rai Teche ha una storia importante cominciata con una collega e amica che ha fondato la direzione, Barbara Scaramucci. Un grande direttore donna che vent'anni fa ha visto le potenzialità dell'archivio. Adesso c’è maggiore richiesta di contenuti free. Perciò abbiamo inaugurato un nuovo portale che, grazie all'idea di narrare ogni giorno l'Italia e gli italiani degli anni '50, '60, e via di seguito, scarica contenuti nuovi, facilmente navigabili. È il primo passo, che insieme ai film documentari prodotti con Rai Cinema, porta Teche in una dimensione davvero internazionale. I documentari, questo che abbiamo presentato e un altro firmato da Roberto Faenza sui bambini italiani dal dopoguerra ad oggi, completamente digitalizzati, restaurati ed interattivi, sono prodotti realizzati con segmenti di storia sì, ma multipiattaforma per nascita. Entrambi apprezzati, selezionati per grandi festival internazionali e trasmessi con buoni ascolti (Come avvenuto per Pasolini, il corpo e la voce). Il pubblico è più adulto di quel che pensiamo e gradisce anche prodotti apparentemente più raffinati e difficili".
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