Retrospettiva dedicata ai film illuminati da Gianni Di Venanzo

23 Settembre 2015

TERAMO. Con la retrospettiva dedicata a Gianni Di Venanzo e ai film di cui fu direttore della fotografia è entrata nel vivo a Teramo la 20ª edizione del Premio internazionale per la fotografia...

TERAMO. Con la retrospettiva dedicata a Gianni Di Venanzo e ai film di cui fu direttore della fotografia è entrata nel vivo a Teramo la 20ª edizione del Premio internazionale per la fotografia cinematografica intitolato al maestro teramano della luce nel cinema. Da lunedì è in corso nella casa di riposo De Benedictis (ore 15.30, ingresso libero) una rassegna di capolavori diretti da grandi firme del cinema italiano che vollero al loro fianco Gianni Di Venanzo.

Dopo “8 ½” di Federico Fellini e “I magliari” di Francesco Rosi, oggi è in programma un altro titolo di Rosi, “Salvatore Giuliano”, domani “La ragazza di Bube” di Luigi Comencini, venerdì 25 “Giulietta degli Spiriti” di Fellini, primo film a colori del maestro romagnolo, in cui splende la tavolozza cromatica ideata da Di Venanzo. L’omaggio del festival, ideato e organizzato dall’associazione culturale Teramo Nostra, si sposta all’inizio della prossima settimana nella sede del sodalizio (in via Fedele Romani 1). Lunedì 28 sono in scaletta “Le mani sulla città” di Francesco Rosi (ore 18) e “Salvatore Giuliano” (ore 21); martedì 29 verranno riproposti i felliniani “8 ½” (ore 18) e “Giulietta degli Spiriti” (ore 21), con ingresso libero, come per tutti gli altri appuntamenti del Premio Di Venanzo. Per la fotografia de “I magliari” (1959), “Salvatore Giuliano” (1961), “8 ½” (1963), considerato il suo capolavoro nel campo del bianco e nero, e “Giulietta degli Spiriti” (1965) Gianni Di Venanzo ricevette il Nastro d’Argento, riconoscimento ottenuto la prima volta per luci e immagini de “Il grido” (1957) di Michelangelo Antonioni. Il quinto Nastro, per “Giulietta degli Spiriti”, gli fu assegnato poco dopo la morte, giunta prematura, per una malattia fulminante, il 3 febbraio 1966, quando il maestro teramano aveva 45 anni e si apprestava a conquistare anche Hollywood con la fotografia del suo primo film americano, “Masquerade” di Joseph Leo Mankiewicz. Considerato unanimemente il numero uno della fotografia cinematografica italiana, Gianni Di Venanzo, col suo genio innovativo e uno straordinario intuito per l’esposizione, «scardinò l’antica logica luministica, liberò i set italiani dalla direzionalità delle lampade spot e dalla schiavitù di un parco lampade pesante e invadente, avvicinando così il cinema alla realtà, soprattutto negli interni dal vero», come scrive il critico e saggista Stefano Masi, presidente di giuria del Premio Di Venanzo, nel suo monumentale “Dizionario mondiale dei direttori della fotografia”.

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