Riprende la lotta di June contro la dittatura di Gilead

Fermata dal Covid e attesissima ecco la nuova stagione di “The Handmaid's Tale” la fiction ambientata in un futuro distopico tratta da “Il racconto dell’Ancella”
L’attesa è finita, riprende la lotta di June Osborne/Elisabeth Moss contro il regime teocratico e maschile di Gilead, dittatura che occupa gran parte degli Stati Uniti sottomettendo le donne. Su TimVision, 24 ore dopo l’uscita Usa, arriva domani 29 aprile la quarta stagione di “The Handmaid's Tale”, l’acclamata serie televisiva Hulu nata nel 2017 e premiata con 9 Emmy e 2 Golden Globe.
Ideata da Bruce Miller, traspone il romanzo distopico “Il racconto dell'Ancella” del 1985 della pluripremiata scrittrice canadese Margaret Atwood, femminista e ambientalista, che immaginò un futuro prossimo in cui guerre nucleari e inquinamento hanno devastato la Terra. Nelle sue pagine la contaminazione radioattiva (il romanzo precede di un anno il disastro Chernobyl) e chimica ha provocato un’infertilità mondiale, con conseguenze sociali e politiche drammatiche, disordini e colpi di Stato. Negli Stati Uniti un golpe ha instaurato una dittatura fondata sull’integralismo religioso di ispirazione vetero-testamentaria, la Repubblica di Gilead, con un feroce controllo militare della società e la sottomissione delle donne, private di beni, diritti, libertà. Nella ferrea divisione sociale in caste, visibile già dai colori degli abiti, le poche donne fertili sono destinate alla riproduzione, Ancelle prigioniere nelle case dei Comandanti, élite di Gilead, e delle Mogli. Le altre si dividono in Marte (le serve), Zie (le aguzzine), Economogli (la classe lavoratrice più umile), mentre nelle Colonie radioattive finiscono le Nondonne: lesbiche, anziane, adultere, prostitute, ladre.
Nel regime di terrore pena di morte e mutilazioni colpiscono per un nonnulla chiunque, anche le caste superiori. La vicenda inizia quando, subito dopo il golpe, in fuga verso il libero Canada la protagonista June Osborne viene rapita da Gilead con la figlioletta Hannah, mentre il marito Luke viene ferito. Privata anche dell’identità, June diventa l’Ancella Offred (proprietà di Fred) nella casa del Comandante Fred Waterford e della consorte Serena Joy (Ralph Fiennes e Yvonne Strahovski nella serie), dove ogni mese subisce la “cerimonia”, stupro rituale per dare un figlio alla coppia sterile. Sconvolta, ma via via consapevole e combattiva, June impara a sopravvivere, si allea silenziosamente con altre Ancelle, trova l’amore ed entra in contatto coi resistenti del Mayday. Con l’intensa Elisabeth Moss nella monacale veste rossa e cuffia bianca dell’indomita June/Offred, io narrante, la quarta stagione della serie tv “The Handmaid’s Tale” arriva con un anno di ritardo, causa Covid. Ma l’attesa non si è spenta, rinfocolata dal secondo romanzo di Atwood ambientato a Gilead, “I Testamenti” (2019). Le prime tre stagioni (disponibili su TimVision) vanno oltre il primo romanzo: solo i primi 10 episodi coincidono con le vicende del libro (che nel titolo cita Chaucer e i suoi 24 “Racconti di Canterbury”, intitolati “Il racconto del frate”, “Il racconto del mugnaio” e così via).
Altrettanto dure e sconvolgenti, seconda e terza stagione confermano i temi di Atwood, sottomissione della donna e ossessione del potere di dominare il corpo femminile. Nell’immaginare gli orrori di Gilead l’autrice si ispirava ai classici della distopia (“1984” di Orwell, “Il mondo nuovo” di Huxley, “Fahrenheit 451” di Bradbury), immaginava con preveggenza la crisi di fertilità (che scatenerà sommosse pure nel film del 2006 “I figli degli uomini” di Cuaròn), ma soprattutto guardava in concreto ai totalitarismi del Novecento e a una teocrazia di recente instaurazione, l’Iran khomeinista che privò le donne di diritti e visibilità. Atwood lo dichiara nell’espediente metanarrativo che chiude il romanzo, le Note storiche su “Il racconto dell’Ancella”, con gli atti del 12° Simposio di studi gileadiani del 2195, relatore tra gli altri un professor Pieixoto autore dello studio “Iran e Gilead: due monoteocrazie del tardo secolo ventesimo viste attraverso i Diari”.