Ritorna in libreria Serie ospedaliera della scrittrice Amelia Rosselli

30 Marzo 2020

Amelia Rosselli, la magica e misteriosa poetessa del Novecento, che ha combattuto e dato voce alla sua solitudine «popolata di spettri» torna a parlarci. «Io sono una che /sperimenta con la vita e...

Amelia Rosselli, la magica e misteriosa poetessa del Novecento, che ha combattuto e dato voce alla sua solitudine «popolata di spettri» torna a parlarci. «Io sono una che /sperimenta con la vita e non può lasciare nessun/ rivale toccargli il cuore, le membra insaziabili./ Io sono una che lascia volentieri la gloria agli /altri ma si rammarica d'esser trattenuta dagli /infelici nodi della sua gola», scriveva nel panegirico della libertà “La Libellula”.
La sua opera poetica, raccolta nei Meridiani Mondadori, e la sua vita sono protagoniste di una riscoperta, destinata a crescere, a novant'anni dalla nascita, il 28 marzo del 1930 a Parigi. lo scrittore di Celano, Renzo Paris, grande amico della poetessa, la rievoca cercando la sua vita nei suoi versi fino a farne una cosa sola nel libro “Miss Rosselli” (Neri Pozza). Ma c'è anche chi, senza averla conosciuta, ne fa un ritratto immaginario come la giovane bolognese Alice Zanotti , 35 anni, nel suo libro d'esordio “Tutti gli appuntamenti mancati”, che doveva uscire il 25 marzo per Bompiani ma è stato rinviato per la pandemia in corso. Ed è atteso il 16 aprile, ma potrebbe slittare, il ritorno in libreria per Garzanti di “Serie ospedaliera”, a cura di Emmanuela Tandello.“Serie ospedaliera”, che nella sua prima edizione nel 1969, era uscito in un formato molto grande, con i testi presentati nei caratteri tipografici della macchina per scrivere, come richiesto dall'autrice, si situa tra “Variazioni belliche e “Documento”, le sue principali raccolte poetiche.
Figlia dell'esule antifascista Carlo Rosselli, assassinato dai cagoulards con il fratello Nello a Bagnoles-de-l'Orne, in bassa Normandia, nel 1937, e di Marion Catherine Cave, di origini irlandesi, la Rosselli si è sentita perseguitata tutta la vita. Era convinta di essere spiata dalla Cia, che volessero avvelenarla. Poteva spaventare questa sua lotta con le onde elettromagnetiche dei satelliti, ma con gli amici sapeva essere protettiva, chiamava la sua malattia «morbo di Parkinson», fino al suicidio lanciandosi dal balconcino della mansarda di via del Corallo, a Roma, l'11 febbraio del 1996, lo stesso giorno di una poetessa che lei molto amata, Sylvia Plath.
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