Robert De Niro scrive a Sorrentino: «Grazie! Un film meraviglioso»

Il celebre attore italo-americano esalta l’opera del regista “È stata la mano di Dio”: «Cast fantastico, scene bellissime»
ROMA. «Ci sono così tante cose fantastiche in È stata la mano di Dio», la ricca storia di formazione di Paolo Sorrentino». Si tratta di un vero e proprio endorsement, quello fatto da Robert De Niro nei confronti del film del regista italiano, uscito negli Stati Uniti con il titolo The hand of God.
Il mostro sacro del cinema mondiale ha dedicato alla pellicola di Paolo Sorrentino una lunga lettera-recensione pubblicata dalla rivista Deadline, a poche settimane dalla Notte degli Oscar, dove il film di Sorrentino è stato nominato per la statuetta al miglior film in lingua straniera.
Scrive l’attore italo-americano, due volte premio Oscar, al regista napoletano: «È un film incredibilmente personale. Sorrentino, che ha scritto oltre che diretto il film, ha creato il suo surrogato Fabietto dal proprio Dna e dalle proprie esperienze e ha ambientato il film nella sua nativa Napoli. Il co-protagonista più importante di Fabietto», continua la lettera, «non è un membro del meraviglioso cast, bensì la città stessa. L'amore di Sorrentino per Napoli si condivide da subito nelle prime inquadrature bellissime di un avvicinamento aereo alla città dal Golfo di Napoli. Amore che si vede nel suo affetto per la varietà dei personaggi della storia: eccentrici, spesso molto divertenti, “larger than life” (più grandi della vita stessa), appassionati, pieni di gioia e speranza». «Sono stato a Napoli solo poche volte», scrive ancora De Niro, «ma per me questo film è decisamente napoletano nel modo in cui molti dei film di Martin Scorsese (Wolf of Wall Street, Al di là della vita, Mean Streets, Taxi Driver, ecc.) come molti altri film di Woody Allen (Annie Hall, Broadway Danny Rose, Manhattan, ecc.) sembrano essenzialmente New York City. Napoli per molti versi mi ricorda la New York italo-americana che amo. La posizione dell'Italia meridionale serve bene la narrazione di Sorrentino. Lui dice: “La realtà è solo il punto di partenza per una storia. Deve essere reinventata. Qui a Napoli abbiamo un modo divertente di reinventare i ricordi”».
De Niro sottolinea nello scritto che «nonostante la tragedia al centro del film, È stata la mano di Dio trabocca di divertimento. Scene come il pranzo all'aperto della famiglia allargata e la successiva gita in barca sono così affascinanti e divertenti. E mentre la storia centrale vede Fabietto strappato alla sua precaria giovinezza e trascinato a un'età adulta prematura, le storie che si incontrano lungo la strada non hanno prezzo».
E ricordando i personaggi comprimari del film, cita: «Ad esempio, c'è Armà, il contrabbandiere di sigarette/teppista violento/amico solidale e infine carcerato; stravagante, sì, ma per me del tutto credibile per via delle mie esperienze a New York da bambino. E c'è Capuano (il vero Antonio Capuano, famoso regista napoletano, che divenne mentore del giovane Sorrentino). In una scena meravigliosa verso la fine della storia, Fabietto supplica Capuano di fargli dirigere un film. Capuano lo interroga e allo stesso tempo lo rimprovera, le loro voci si alzano, quasi musicalmente. Sembra la scena di una grande rappresentazione operistica. Fabietto gli dice: “Non mi piace più la realtà. La realtà è scadente. Ecco perché voglio fare film”. Vuole andare a Roma per sfondare nel cinema. Capuano gli urla: “A Roma vanno solo gli stronzi! Sai quante storie ci sono in questa città... Guarda! Possibile che questa città non ti ispiri per niente? Hai una storia da raccontare? Trova il coraggio di farlo! Sputala fuori!”» «Fabietto va comunque a Roma alla fine del film..», conclude De Niro, «E ora, 35 anni dopo, Sorrentino è tornato a Napoli grazie a È stata la mano di Dio. Va bene. Mille Grazie, Paolo!».