Robert Harris: «Quella rivoluzione inglese sconosciuta a tutti»

23 Novembre 2022

Nel romanzo “Oblio e perdono” la decapitazione di Carlo I Lo storico: «In quell’evento il Dna dell’America di oggi»

La decapitazione di re Carlo I che ha segnato il culmine della guerra civile inglese e la caccia instancabile all'uomo, la più grande del XVII secolo, per punire i due traditori ancora in vita fuggiti in America. Robert Harris ci porta nel cuore di uno dei periodi più tumultuosi della storia inglese nel suo nuovo romanzo Oblio e perdono (Mondadori, traduzione di Annamaria Raffo). «È un fatto straordinario che l'unica rivoluzione che c'è stata in Inghilterra non sia conosciuta dalla maggior parte delle persone. Non solo hanno tagliato la testa al re, hanno eliminato i Lord e si sono liberati dei vescovi. L'Inghilterra è stata per undici anni una Repubblica e quasi nessuno lo sa o comunque dà all’avvenimento l'importanza che dovrebbe avere. Tutto questo è successo 150 anni prima della Rivoluzione francese, 250 prima delle Rivoluzione Russa», racconta Harris. «E questa rivoluzione che è scoppiata in prima battuta in Inghilterra è sopravvissuta nella nuova America. Il fatto che io abbia fatto nascondere i regicidi, cioè gli assassini del re, in America presso comunità religiose indipendenti dalla Corona d'Inghilterra è come se avessi voluto dire che lì c'era il seme, la nascita, il Dna di quello che è l'America dei nostri giorni. La Storia può anche essere cancellata però non si può sfuggire alla Storia» racconta Harris in questo suo primo romanzo storico ambientato prevalentemente in America che ha una narrazione da western.
Scritto poco dopo il Natale del secondo lockdown il libro riflette nelle sensazioni che provano i fuggitivi costretti a stare rinchiusi nelle cantine, nei fienili, senza vedere mai nessuno, un po’ dell'esperienza di reclusione vissuta in quel periodo. C'è anche rabbia nel romanzo, quella dei cortigiani di Carlo I di Inghilterra che volevano che gli uccisori del re non trovassero mai pace, mai pietà. «La settimana dopo la pubblicazione del mio libro, la Regina Elisabetta II è deceduta e si è avuto l'avvicendamento sul trono di Carlo III, 360 anni dopo la morte di re Carlo I. Una cosa interessante. In questo momento la monarchia in Inghilterra è molto forte, è molto sentita» dice Harris. Perché? «All'epoca le due fazioni sono arrivate a stipulare la possibilità di considerare l'oblio, cioè si è arrivati a una composizione pacifica di questa faccenda fra il re e il parlamento che ha portato alla realtà odierna. Ecco perché abbiamo un altro re Carlo. Tutti si sono resi conto che la Repubblica non avrebbe funzionato così come era accaduto all'epoca. Credo non si accarezzi più l'idea che si possa tornare alla Repubblica. Secondo lo storico marxista Eric J. Hobsbawm, con cui ho parlato poco prima che morisse, i paesi più civili del mondo sono quelli che hanno un regime di monarchia costituzionale perché è la migliore garanzia di libertà. Se c'è e se si può parlare di una eredità storica è proprio quella che ha portato al rafforzamento della monarchia attuale» spiega lo scrittore che crede che «la Brexit sia servita da sveglia per gli inglesi». «Non siamo ancora alla fine di questo sogno, ma non si può fare altro che intravvedere il nostro destino come legato all'Europa. E questa grande fantasia che l'Inghilterra debba tornare ad essere una grande potenza mondiale secondo me è completamente morta».
Della serie The Crown, Harris ha visto due episodi. «È servita a rinsaldare ancora di più l'immagine della famiglia reale che è la più conosciuta al mondo, è come fosse un marchio di fabbrica. The Crown è stata vista da quasi un miliardo di persone e si dice che siano stati 4 miliardi quelli che hanno guardato in tv i funerali della Regina Elisabetta, mi pare che siano delle cifre che parlano da sole». E un film da Oblio e Perdono? «I diritti sono stati acquistati dai produttori di Downton Abbey che lo vogliono trasformare in serie tv».