Rocco Papaleo: «Vasto è un luogo nel mio cuore»

20 Luglio 2018

L’attore in scena domani sera a Palazzo D’Avalos «Il mio sogno? Coltivare un orto pieno di profumi»

«Vasto è uno di quei posti in evidenza nella mia mappa. Mi emoziona ritornare in una location bella come Palazzo D’Avalos». Così Rocco Papaleo ha parlato della città dove, domani sera alle 21, a Palazzo D’Avalos, aprirà con il suo Rocco Papaleo Live, la 12esima edizione di Musiche in cortile. La rassegna è organizzata dall’agenzia Muzak eventi di Vasto con l’assessorato comunale al Turismo. Per informazioni e prevendite: Muzak eventi 0873/365378. Con Papaleo saranno in scena Arturo Valiante (pianoforte), Guerino Rondolone (contrabbasso), Davide Savarese (batteria e percussioni) e Giorgio Tebaldi (trombone). Di Vasto e di molto altro, il poliedrico artista lucano parla in questa intervista al Centro.
Perché Vasto è «in evidenza» nella sua mappa?
Vasto è in evidenza perché è anche la città natale di un mio caro amico, l’attore Pietro Bontempo. Ricordo ancora Palazzo D’Avalos e il calore del pubblico. Torno a Vasto carico, motivato. Non vedo l’ora.
Come è nato il Rocco Papaleo Live?
Ci sono i miei compagni di viaggio innanzitutto. E comunque è un lungo percorso cominciato più di 25 anni fa, nella forma del teatro-canzone. Parole e musica sono stati un po’ il filo conduttore della mia storia di artista e il live si evolve di anno in anno, di palcoscenico in palcoscenico; o si involve, dipende dai punti di vista. Non è mai uguale ma è tutto sommato uno spettacolo-antologia di tutto ciò che mi è più caro.
Cosa regala al pubblico e cosa le regala il pubblico in ogni serata?
Forse sono più io a ricevere che a dare. Il contatto con il pubblico mi esalta spiritualmente. No, non sono il tipo da menate o retorica New age. Mi piace stringere mani, mi piace il calore. ll pubblico mi dà la carica. Ogni spettacolo è un’occasione di scambio e di arricchimento personale.
Fin dagli esordi, è sempre stato poliedrico: musicista, cantante, attore, cabarettista, conduttore, interprete di spot e anche scrittore. In quale ruolo si riconosce maggiormente?
Fermo restando che in tutto quello che faccio c’è sempre qualcosa di me e non rinnego nessuna esperienza, devo dire che mi sento più ispirato nella dimensione musicale.
Ha lavorato con tanti registi, da Monicelli a Virzì, Placido, Veronesi. E poi ha esordito come regista con “Basilicata coast to coast”. Quanto deve ai registi che l’hanno diretta?
Con tutti è stato un incessante dare e avere. Forse a cambiare è stato il mio atteggiamento. Dietro la macchina da presa ho fatto miei dei meccanismi che mi hanno agevolato come attore. La mia presenza sul set quando recito è diventata più attenta e sono più collaborativo. Penso che il mestiere di regista sia più complicato di quello dell’attore. Non ci sono pause, è una full immersion, è davvero esaltante. Pura passione. Recitare solo quasi non mi basta più.
Ha un sogno nel cassetto non ancora realizzato?
Sì: avere un orto ed essere capace di coltivarlo e la pianta ideale è… illegale naturalmente! Scherzo, ma solo sulla pianta, perché l’idea di occuparmi di un orto e vederlo rigoglioso e pieno di colori e profumi è davvero un desiderio non ancora realizzato. Per onestà intellettuale dovrei, però, premettere che non ho il pollice verde, ma i sogni sono duri a morire, vero? Ce la farò!».
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