“Rom, questi sconosciuti” Alexian racconta il suo popolo

PESCARA. Superare i pregiudizi e avvicinarsi all'altro, al diverso da sé, con la voglia e la curiosità di conoscere ogni aspetto del suo modo di essere e del mondo a cui appartiene. È con questo...
PESCARA. Superare i pregiudizi e avvicinarsi all'altro, al diverso da sé, con la voglia e la curiosità di conoscere ogni aspetto del suo modo di essere e del mondo a cui appartiene. È con questo spirito che Alexian Santino Spinelli (1964), musicista, poeta, scrittore e accademico, ha sempre portato avanti la sua battaglia contro discriminazioni e isolamento nei confronti del popolo rom, quello cui appartiene, ed ora, dopo trent'anni di studi e ricerche, offre un saggio dal titolo “Rom, questi sconosciuti” (Mimesis Edizioni), con l'intento di «restituire l'identità invisibile della cultura romanì». Il libro viene presentato oggi, alle ore 16.30, all'ex Aurum di Pescara e verrà adottato da molte università italiane.
«Da sempre oggetto di sospetti, persecuzioni e genocidi, il popolo rom è una delle più antiche minoranze del Vecchio Continente, con una storia centenaria anche in Italia, dove vivono circa 170mila rom e sinti. Di loro, però, si sa poco o nulla», osserva Spinelli. «In questo volume, di circa 600 pagine, vengono raccontate in maniera molto analitica la storia e le trazioni della popolazione romanì con l'obiettivo di dare una risposta concreta agli stereotipi dominanti e all'ottusa ignoranza che generano sentimenti negativi contro un popolo che ha un grande patrimonio artistico e culturale. Spero che quest'opera», aggiunge l’autore lancianese, «generi un dibattito internazionale e possa essere uno strumento di approfondimento e di memoria anche per tutti i giovani romanì, che hanno bisogno di comprendere meglio i meccanismi che li discriminano e le politiche attuate contro di loro». La prefazione al libro è curata dall'attore Moni Ovadia, che parla dell’«amico Santino», come una persona «che conosce il senso ultimo della parola coraggio e sa che il coraggio deve declinarsi con la fiducia per costruire la speranza di edificare un mondo migliore, un mondo giusto, e solo chi ha conosciuto sulla propria pelle gli abissi dell'ingiustizia, le paludi del pregiudizio e dello stereotipo, può impegnarsi senza cedimenti, senza stanchezze in un'impresa che sulla carta appare impossibile: sconfiggere la brutalità della discriminazione». Il saggio verrà presentata in molte città italiane e farà tappa al Salone Internazionale del Libro di Torino. Il 18 aprile, inoltre, Alexian porterà il suo saluto in lingua romanì «But baxt ta sastipe!» (che voi possiate essere fortunati, felici e sani), a Laterza, in Puglia, che gli conferirà la cittadinanza onoraria.
Sara Del Vecchio
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