Romagnoli con “Perdere” in pausa dai Management «per il disco della maturità»

LANCIANO. È «dedicata alle assenze, a quel dolore che si può sopportare solo trasformandolo in poesia», “Perdere”. La canzone, nei digital store e in rotazione radiofonica dal 2 ottobre, prodotta da...
LANCIANO. È «dedicata alle assenze, a quel dolore che si può sopportare solo trasformandolo in poesia», “Perdere”. La canzone, nei digital store e in rotazione radiofonica dal 2 ottobre, prodotta da Fabrizio Cesare, inaugura il percorso solista di Luca Romagnoli, frontman del duo Management. Lancianese, classe 1984, sta lavorando al suo primo album, la cui uscita è prevista nel mese di dicembre.
“Perdere” è una ballad intrisa di dolcezza e malinconia. Come nasce?
Dalla voglia di ricavarmi uno spazio da solista al di fuori della band. È un percorso introspettivo, in cui mi racconto in maniera molto sincera… come in fondo ho sempre fatto, ma questa volta ho pensato di scavare un po’ di più. La canzone, nello specifico, parla delle cose fragili, delle cose che vanno via e non tornano – come il passato, come l’infanzia –, delle esperienze e delle persone che abbiamo amato. È costruita sul concetto della malinconia e dei ricordi. Ricordare è una parola che deriva dal latino, significa “riportare al cuore”. Ricordare è un modo di rendere eterne queste cose fragili, deboli – come noi – ; riportare al cuore è un’immagine stupenda. Il percorso del disco è iniziato dopo aver conosciuto una persona che è diventata un caro amico, Setak (Nicola Pomponi ndc), e, in seguito, il suo produttore Fabrizio Cesare. Io e Setak abbiamo scritto insieme il testo di una canzone contenuta nel suo ultimo disco; questa collaborazione è proseguita nel mio album, con due brani (in uno abbiamo lavorato insieme sulla musica, in un altro sul testo), e ne sono davvero molto contento.
Con l’album “Sumo”, pubblicato con i Management (precedentemente Management del dolore post-operatorio) nel 2019, inauguravate una stagione artistica più “intimista” rispetto al passato. Il suo primo album solista procede, dunque, in quella direzione?
Sì, perché questa stagione intimista è subentrata anche per una questione anagrafica. “Perdere” è un omaggio alla maturità. Ho raggiunto un’età – compirò 40 anni a dicembre – in cui si comincia a ragionare in un modo diverso. Ci si sente profondamente cambiati e questo si riscontra anche in ciò che scriviamo e facciamo. A un certo punto, nella vita delle persone scatta una campanella: ci si rende conto che quello che si è vissuto è più di quello che resta da vivere. La maturità, secondo me, è anche uno scendere a patti con ciò che è inevitabile; si deve lavorare molto su se stessi, comincia un’altra fase cerebrale della propria esistenza.
Possiamo dire che, a un certo punto della vita, c’è una presa di coscienza di sé?
Sì, si spera. Ci si prova sempre. Poi, come diceva Epicuro, ogni fase della propria vita, anche la vecchiaia, ha le sue gioie, oltre ai suoi dolori. In ogni fase della vita bisogna imparare a vivere bene, e a capire come si può vivere con gioia. Questo si può fare solo maturando. C’è un passaggio, nella canzone, in cui dico “mi ci metto a ridere”. Si può interpretare in due modi: il primo è che, a un certo punto, bisogna rassegnarsi, crescere e capire che la vita è fatta anche di queste cose, compresa la propria scomparsa, che è la perdita di se stessi. Contemporaneamente, però, quando scopri questo, quando superi questo livello, riesci a sorridere anche delle piccole e grandi sconfitte quotidiane, che sono nulla rispetto alle grandi perdite dell’esistenza, quelle vere.
Come si sopporta il dolore?
Soltanto trasformandolo in altro. Per questo è bello il concetto di ricordare come “riportare al cuore”: ricordi, avvenimenti, persone… se si riportano al cuore si rendono eterne. Quindi, si può sopportare il dolore, sapendo che restano dentro di te. È un modo di rendere eterni questi pensieri, di rendere eterne le cose fragili.
Quando rivedremo, invece, i Management?
Io e Marco Di Nardo ci siamo presi un periodo di pausa dai Management, ma torneremo presto e sicuramente avremo più cose da dire a livello artistico. Prendere altre strade – tornando al discorso della maturità – aiuta a scoprire anche altri lati di sé, a crescere e a migliorarsi.