Romanzo criminale: i 20 anni di una rivoluzione

La Banda della Magliana nel libro di Giancarlo De Cataldo, poi nel film cult di Placido e nella serie tv
ROMA. «Abbiamo trasformato dei banditi in eroi? No, definitivamente. Abbiamo solo raccontato un pezzo di storia». Giusto vent'anni fa, era il 31 ottobre del 2002, usciva nelle librerie un libro destinato a cambiare le regole nella letteratura: Romando Criminale. L'autore, Giancarlo De Cataldo, aveva letto 50 mila pagine di atti processuali per raccontare in quelle 600 pagine le gesta della Banda della Magliana a dieci anni esatti dalla conclusione dei fatti a cui si ispirava il libro.
«Il mio maestro Ugo Pirro mi aveva insegnato il principio dello stravolgimento della storia e così pensai che i cattivi, quelli sempre nello sfondo dei film western, potevano diventare protagonisti. Quando il libro fu sottoposto all'Einaudi», racconta De Cataldo in un incontro alla Casa del Cinema di Roma dedicato alla ricorrenza, «c'era un comitato di fucilatori ad attenderlo con una domanda in testa... “Ma come, la casa editrice di Calvino si è messa a pubblicare gialli?”». Poi uscì, fu letto da Riccardo Tozzi che ne volle fare un film («quello che ho amato di più nella vita», dice oggi Tozzi) e Michele Placido portò sul grande schermo quelle pagine, lanciando una generazione di attori sublimi nei loro personaggi archetipici. Poi venne anche la serie.
«De Cataldo è il nostro Ellroy italiano, ma più simpatico», dice Giorgio Gosetti, direttore della Casa del cinema, il primo a premiarlo al Noir in festival. «Lui ha preso il genere, ci è andato dentro e ha usato la realtà per lavorare in profondità. Un po’ come fece Francesco Rosi per Le mani sulla città, la stessa operazione. Si è costruito un romanzo corale».
Un testo che ha segnato una rottura dal punto di vista della narrazione. «Quando un libro che diventa un classico ti fa guadagnare un sacco di soldi è il massimo», ha sottolineato l'editore Paolo Repetti, che lo scoprì per Stile libero di Einaudi. Il film con la regia di Placido ha lanciato metà degli attori del cinema di oggi, a cominciare da Pierfrancesco Favino (il Libanese), Kim Rossi Stuart (il Freddo), Claudio Santamaria (Dandi), Riccardo Scamarcio (il Nero), Stefano Accorsi (il Commissario) e una vera fucina di talenti del miglior cinema italiano di oggi: Elio Germano, Jasmine Trinca, Anna Mouglalis, Antonello Fassari, Stefano Fresi, Massimo Popolizio, Gianmarco Tognazzi, Virginia Raffaele, Brenno Placido. Due i camei d'eccezione firmati dallo scrittore e dal regista. Un film che ha portato anche sullo schermo un racconto dal basso che è diventato poi di successo e infine ha inaugurato la serialità italiana di qualità con la regia di Stefano Sollima.
Ma la storia non finisce perchè poi De Cataldo ha scritto Suburra, di cui si sta girando la quarta stagione per Netflix, dice Tozzi. Una storia che però non è finita nemmeno nella realtà, come ha spiegato Miguel Gotor, nel doppio ruolo di assessore alla Cultura di Roma Capitale e di storico contemporaneo: «Quella di Romanzo criminale è una Roma che c'è ancora oggi, anche nel centro storico, dove la criminalità controlla molti negozi, per questo appuntamenti come questo hanno anche una funzione civile».