Ronchi racconta Morganti lo scultore della Fontana dei Leoni

23 Aprile 2018

TERAMO. Esce il nuovo libro di Renata Ronchi dedicato allo scultore Pasquale Morganti (1861-1940), conosciuto a Teramo soprattutto per la sua Fontana dei Leoni, a ridosso del loggiato del Palazzo del...

TERAMO. Esce il nuovo libro di Renata Ronchi dedicato allo scultore Pasquale Morganti (1861-1940), conosciuto a Teramo soprattutto per la sua Fontana dei Leoni, a ridosso del loggiato del Palazzo del Municipio. Il volume, quarto titolo della collana Arte della casa editrice Ricerche&Redazioni, sarà presentato alla Biblioteca Dèlfico di Teramo oggi alle ore 17. Insieme all’autrice Renata Ronchi, la storica dell’arte Paola Di Felice che firma uno dei due contributi introduttivi, l’altro è di Carla Tarquini.
In elegante veste editoriale, il volume si caratterizza per la cura della ricerca documentaria e archivistica dell’autrice, lunga e complessa, passata attraverso lo spoglio sistematico di fonti archivistiche e a stampa, soprattutto giornalistiche, che ha portato alla redazione di un primo inventario delle opere esistenti e al concreto riscontro di molte di esse, risultato prezioso in chiave di conoscenza e di tutela del patrimonio artistico locale.
«Come uscita miracolosamente da un cilindro, ecco la seconda pubblicazione di Renata Ronchi su un altro artista teramano, lo scultore Pasquale Morganti», scrive Di Felice in apertura del libro. «Ancora una vicenda di vita, una storia di pratica artistica, un racconto di esperienze narrate attraverso l’attenta e puntigliosa analisi delle fonti, delle brevi ma a volte imprescindibili annotazioni, magari tratte da oscuri e poco conosciuti giornali del tempo che pure sono servite alla nostra amica a ricostruire vicende e a dare concretezza a mere supposizioni. Così ancora una volta i riflettori sono puntati su un artista poco noto, ma quel lungo cono d’ombra che ha avvolto tanti dei nostri pittori, scultori, musicisti e che, per taluni versi, continua ad avvolgerli, va diradandosi, per lasciare spazio a scie luminose, nebulose luminescenti dietro le quali emergono le voci narranti di grandi e piccoli artisti che hanno costituito l’humus culturale della nostra terra. Una terra che si scopre sempre più, al di là di pericolose dimenticanze e inquietanti oblii, ricca di fermenti culturali e estro inventivo a dispetto di un immaginario collettivo, cui la poetica dannunziana non è affatto estranea, che volle l’Abruzzo terra incantata e lontana da sollecitazioni intellettuali, ricca di pastori zufolai e di amanti appassionati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.