Rosolino: «Giuro non sono mai stato un vero play boy»

L’olimpionico di nuoto a Pescara come educatore «La vittoria di Sidney ha un qualcosa di speciale»
PESCARA. C'è un muro nella vita di ogni atleta, un bivio che divide la normalità dall'eccellenza. Il suo, Massimiliano Rosolino l'ha buttato giù nell'olimpiade australiana del 2000, conquistando l'oro nei 200 misti e consegnandosi alla storia: «Senza troppi giri di parole, il successo olimpico mi ha cambiato la vita. Quel giorno lo ricorderò per sempre; è stato il coronamento di un sogno iniziato all'età di sei anni e coltivato sacrificio dopo sacrificio. Fortunatamente la mia carriera mi ha regalato molte soddisfazioni, ma la vittoria di Sidney ha un qualcosa di speciale».
L'ex nuotatore partenopeo, soprannominato “il cagnaccio” «perché quando nuotavo mettevo la testa fuori dall'acqua tipo pallanuotista, e non mollavo nessuno», è stato ospite ieri di Pescara come capitano dell'Happy Meal Sport Camp, l'iniziativa con cui Mc Donald's promuove il connubio tra sport e alimentazione: «Ci rivolgiamo ai bimbi, ma non solo. Sono fermamente convito che il mangiar sano, unito a una costante attività fisica, possa aiutare chiunque, non solo chi fa sport per professione. Prendete me: se prima ero a dieta 10 mesi l'anno, ora che non gareggio più lo sono per 11 e mezzo. E mi alleno il doppio». Davvero uno sportivo a 360° dunque. Il nuoto, il calcio, ma anche il ballo. Non è vero? «Immagino si riferisca alla trasmissione Ballando con le stelle», dice sorridendo. «E' stata un'esperienza nata per gioco. All'inizio ero molto titubante, se non altro per la mia poca attitudine al ballo. Ero un tronco e tale sono rimasto», racconta. «In quella circostanza ho conosciuto Natalia (Titova ndc), che è diventata prima la mia compagna di ballo e poi di vita». Una compagna che ha reso Massimiliano Rosolino papà per 2 volte: «La vita da genitore è tanto impegnativa quanto gratificante. Cerco di educare le mie bimbe nel migliore dei modi, utilizzando lo sport come strumento per una crescita sana. Proprio come farò oggi (ieri, ndc) con tutti questi bimbi, qui all'Orsa Maggiore».
Papà ma non marito. Come mai? «Ma avrò almeno il diritto di conoscere mio suocero prima di sposare Natalia?», osserva scherzosamente il campione. «Il matrimonio è tutt'altro che un tabù. In famiglia se ne parla spesso e non escludo che in un futuro, neanche troppo lontano, si possa concretizzare. Intanto farei volentieri il viaggio di nozze, magari proprio in Australia».
Fa strano però, sentir parlare di figli e di matrimonio un ragazzo a lungo etichettato come playboy... «Ma quale playboy!», precisa subito il biondo napoletano. Vuol dire che non è vero? «Purtroppo la verità è che la maggior parte delle relazioni attribuitemi sono state più invenzioni che altro. Diciamo che ho “svariato” un pochino, come credo capiti a chiunque, prima di incontrare la persona giusta». Diamo fiducia al campione olimpico e andiamo avanti. Capitolo Napoli: da buon napoletano e da grande sportivo, vuol farci credere che non sia tifoso della squadra della sua città? «Ma neanche per idea, certo che lo sono», dice quasi risentito per la banalità della domanda. E non perde temo per dimostrare la sua competenza: «Un allenatore come Benitez mi piaceva molto sulla panchina degli Azzurri, ma la sua abitudine ad allenare grandi squadre, con delle rose molto ampie, credo l'abbia danneggiato nell'esperienza napoletana. Ha alternato grandi risultati in coppa con brutte figure in campionato. Peccato!». E sulla squadra che sta nascendo? «Conosco poco il nuovo allenatore. Mi auguro che finalmente si possa tornare a lottare per obiettivi più ambiziosi di Coppa Italia e Supercoppa». Prima di salutarci vogliamo sapere cosa fa oggi, a 5 anni dallo stop con l'attività agonistica Massimiliano Rosolino: «Mi occupo della direzione tecnica di due centri sportivi, uno a Napoli e uno a Roma». Mai pensato di allenare? «Per adesso no. Ho passato una vita a concentrarmi su di un'unica attività (il nuoto). Fare l'allenatore richiederebbe lo stesso impegno, mentre io ho voglia di provare nuove esperienze».
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