Ruggeri: Pescara primo amore, ritorno in estate

Il cantautore incontra i fan oggi a Montesilvano «Qui ho conosciuto il mare da bambino...»
di Rosa Anna Buonomo
Quarto classificato al Festival di Sanremo, un nuovo album, un tour alle porte e l'uscita del nuovo libro. Un periodo intenso per il cantautore Enrico Ruggeri, 59 anni, milanese che, oggi pomeriggio, sarà ospite del centro di intrattenimento Porto Allegro di Montesilvano. Reduce dall'ottimo piazzamento conquistato al Festival con il brano "Il primo amore non si scorda mai", Ruggeri, a partire dalle 17, incontrerà il pubblico e firmerà le copie del suo nuovo disco, “Un viaggio incredibile”. L’autore del “Mare d’inverno” racconta, in questa intervista al Centro, che il suo primo mare (d’estate) è stato quello di Pescara.
Ruggeri, com'è stata questa esperienza all'Ariston e perché la scelta di tornare a gareggiarvi?
Piacevole perché è andato tutto bene, come quasi sempre mi è capitato a Sanremo. E' stato strano il fatto di andarci l'anno scorso da ospite e tornarci quest'anno in gara. Mi sembrava che la canzone rappresentasse bene il nuovo album e che Sanremo potesse essere l'esposizione giusta. C'è il disco, sta per partire una tournée e a maggio uscirà il nuovo romanzo. C'erano tanti progetti di cui parlare.
Due vittorie a Sanremo: nel 1987 con Morandi e Tozzi e nel 1993. Quanto ha visto cambiato il Festival negli anni e quanto si è modificata la scena musicale italiana?
Il Festival è diventato sempre più un grande spettacolo televisivo, con il palco sempre più grande, un'organizzazione perfetta, l'orchestra. Io ho cantato anche in anni in cui si cantava sulle basi. Ha fatto grandi passi avanti. La musica italiana, purtroppo, sta vivendo momenti molto brutti. Anche a Sanremo c'erano una serie di canzoni totalmente intercambiabili, che si assomigliavano un po' tutte, c'era molto appiattimento.
Sempre più artisti tentano la strada dei talent show. Una sua opinione in merito.
Purtroppo oggi sembra una scelta obbligata. E' chiaro che in un mondo perfetto la scelta sarebbe un'altra: partire dai concerti nei club e fare la gavetta. Il talent è un po' una lotteria. Tra migliaia e migliaia di persone che si presentano è difficile che arrivi il più bravo, cantando un minuto di canzone. Sono stato giudice in un talent. Il problema è che il giudice, per forza di cose, sceglie chi canta meglio. Ma il più bravo è quello che ha più cose da dire, non quello che canta meglio. Se noi guardiamo la musica degli ultimi 30-40 anni, quelli che sono durati si chiamano Battiato, Vasco Rossi, Ligabue, Fossati, Paolo Conte...persone che avevano più personalità degli altri. Spesso, invece, ci troviamo di fronte a degli ottimi cantanti che non hanno nulla da dire.
Il titolo del suo nuovo brano si riferisce non solo a un sentimento, ma anche a tante altre cose che hanno segnato la vita di un uomo. Qual è il primo amore che lei non scorderà mai, in questo senso?
Ci sono tante prime volte nella vita di un uomo. La prima volta che sei uscito di casa, la prima volta, come nel mio caso, che hai attaccato una chitarra all'amplificatore, il primo concerto visto, la prima amicizia vera, la prima volta che ti sei ubriacato. Tutta una serie di cose che in qualche modo ti capitano tra i 15 e i 18 anni e ti formano l . carattere per sempre. Ricorderò sempre la prima volta che ho fatto un concerto, anche se c'erano solo i ragazzini della mia classe o poco altro. Ero nel cortile nella mia scuola, al liceo, ed è stata la prima volta che sono salito su un palco, anche se era un palco alto 30 centimetri.
Tra i brani del nuovo disco ce n'è uno che racconta l'impresa di D'Annunzio, “Il volo su Vienna”. Perché questa scelta?
Due anni fa ho suonato all'anfiteatro del Vittoriale. Ho visto cose meravigliose di un uomo che ha fatto di se stesso e della sua casa un'opera d'arte. Ho visto anche l'aereo: pezzi di ferro legati a un lenzuolo. Un aereo con cui io non sarei andato neanche da una porta all'altra di un campo di calcio. D'Annunzio, invece, c'è salito. Senza strumenti, regolandosi soltanto guardando dall'alto le città che attraversava. Posso solo immaginare quanto fosse pazzesco, per uno sensibile come lui, varcare le Alpi, arrivare a Vienna per buttare i volantini e tornare indietro.
A Montesilvano con una tappa del suo Instore Tour per il firmacopie. Ha fatto parte degli Artisti Uniti per l'Abruzzo dopo il terremoto del 2009. Che rapporto ha con l’Abruzzo?
Molto stretto. Il mio primo mare, quando ero bambino, è stato quello di Pescara. Torno sempre volentieri sulla spiaggia nella quale, quando avevo 5 anni, andavo con formine e secchiello, in vacanza con i miei. Oltretutto, i miei all'epoca scelsero l'Abruzzo perché d'estate al Teatro Michetti si facevano rappresentazioni di D'Annunzio. Erano suoi fan. Sicuramente tornerò in estate in Abruzzo con una tappa del live.
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