“Sadalsuud”, lo sguardo inedito sul quotidiano dei prigionieri del lockdown

Parte da una piattaforma web newyorkese il film concerto del regista abruzzese Viani: «Opera corale sul tempo e sulla libertà»
PESCARA . Sadalsuud si chiamava la stella più luminosa nella costellazione dell’Acquario nell’antico Egitto, stella della buona sorte e del ritorno della luce a fine inverno, risveglio di primavera e con essa rinascita dell’umanità. Finalmente fuori dal tunnel della pandemia, auspicio di nuovo tempo ritrovato, nuova bellezza e nuova consapevolezza diventa “Sadalsuud” nel titolo dato al film-concerto a 4 mani del compositore contemporaneo Emanuel Pimenta e del cineasta abruzzese Dino Viani.
Saltata causa Covid l’anteprima mondiale prevista lo scorso agosto nella città di Urbino, l’opera è online con il nuovo anno, sulla piattaforma newyorkese streamingmuseum.org. Il film rinnova il sodalizio artistico ultraventennale di Viani con il compositore brasiliano, dopo “Canto6409” presentato al festival di Cannes - United States of America pavillon nel 2009, “Un giorno e un altro ancora” presentato a Berlino nello stesso anno , “Atrahasis” film-installazione presentato alle Saline di Trapani 2012.
Realizzato nel 2020 come effetto del primo lockdown, “Sadalsuud” è un racconto corale di quaranta minuti. Racconto visivo e sonoro della quotidianità stravolta dalla crisi pandemica rappresentata dagli stessi protagonisti residenti in vari angoli del pianeta. «Note di uno spartito sonoro globale, costretti a vivere allo stesso modo come reclusi, in ogni parte del mondo» racconta il regista di Ari Dino Viani, regista a distanza in questa speciale occasione. L’autore ha infatti richiesto che i filmati fossero realizzati dai protagonisti col proprio telefono cellulare, «dispositivo assurto a prolungamento del proprio occhio sul mondo e mezzo di indagine attraverso la luce e lo spazio familare».
È stato inoltre richiesto di guardare in maniera diversa lo spazio raccolto e intimo della propria abitazione, così il fluire del tempo attraverso la finestra. «In questa limitazione di libertà gli sguardi si sono appuntati su angoli della casa e su oggetti normalmente ignorati ma che nella nuova situazione diventavano riflesso dello stato d’animo dell’osservatore. Uno sguardo inedito sul quotidiano, da inquilini “prigionieri” costretti a rinominare affettivamente spazio e tempo normalmente ignorati nella frenesia della vita quotidiana» aggiunge Viani. Così dal Giappone all’America Latina all'Italia alla Georgia con la stessa commozione, lo stesso smarrimento, un viaggio nella globalizzazione della paura e dell’angoscia per il futuro, che nel finale apre a una possibilità di tornare a volare. «Un lavoro collettivo sul grande tema del tempo e della libertà dell’essere umano, valori necessari e imprescindibili messi pericolosamente in discussione da quanto accaduto e continua ad accadere in questi ultimi anni», sottolinea Viani. Lavoro corale ma anche progetto culturale con l’ambizione, sottolinea il regista di Ari, di portare un messaggio di speranza, amore e ribellione. «Compito dell’arte è allertare, indicare una nuova visione del mondo, risvegliare le coscienze intorpidite dalla paura». Le sequenze che appaiono nel film (con contributi anche abruzzesi) sono di Albino Alves Pinho (Isole Azorre), Angela Maria Antuono (Italia), Anna la Stella (Spagna), Attilio Gavini (Italia), Audrey Kindly ( Inghilterra), Davide Rasetti (italia), Dino Viani (Italia), Emanuel Pimenta (Svizzera), Enrico Viani (Italia), Ennio Balducci (Italia), Fabrizio Vivarini (Kenia), Gocha Abuladze (Georgia), Hanaco (Cina), Jill Hartley (Messico), Maria Zorzon (Argentina), Mou Yunfei (Cina), Paola De Pillo (Italia), Paolo Dell'elce (Italia), Rebecca Castelli (Italia), Stefano Ianni (Italia), Valeria Angelozzi (Italia), Valeria Paglione (Italia).