Salce racconta le sue radici al Piccolo Teatro dello Scalo

CHIETI. Prende il via, oggi, la decima stagione di prosa del Piccolo Teatro dello Scalo diretto da Giancamillo Marrone a Chieti Scalo. Alle 18 andrà in scena lo spettacolo “Mumble, mumble” di...
CHIETI. Prende il via, oggi, la decima stagione di prosa del Piccolo Teatro dello Scalo diretto da Giancamillo Marrone a Chieti Scalo. Alle 18 andrà in scena lo spettacolo “Mumble, mumble” di Emanuele Salce e Andrea Pergolari con Emanuele Salce e Paolo Giommarelli.
«In questo spettacolo», si legge nelle note di presentazione di “Mumble, mumble” è condensata la storia del cinema e del teatro italiano. Emanuele Salce porta in scena il suo rapporto con il padre naturale Luciano Salce (regista di tanti e grandi film) e con il suo padre putativo Vittorio Gassman (indimenticato attore/mattatore del cinema e del teatro italiano) e come, in verità, questi rapporti diventano sempre più chiari proprio quando loro non ci sono più. Attraverso la storia dei due funerali che lui ha dovuto gestire, organizzare, il pubblico entra dentro l’atmosfera di quei momenti ma con uno stile quasi fosse un testo di Achille Campanile».
«Qualcuno», proseguono le note introduttive dello spettacolo, «ha definito “Mumble, mumble” una psicoanalisi collettiva che ci porta nell’infelicità e nel cinismo, nella solitudine e nell’isolamento, nell’emarginazione e nella freddezza, nell’impassibilità e nell’indifferenza, nell’apatia e nel disinteresse attraverso due momenti epocali: nell’89 la morte di Salce senior (ma anche la caduta del Muro di Berlino) e il 2000 la morte di Vittorio Gassman (l’entrata nel nuovo millennio). Date piene di significati. Si sente piccolo tra i giganti compresso tra responsabilità e disagio, senso di colpa e paura di deludere. All’esplosività estrosa e spassosa che mette nel racconto dell’esposizione del feretro casalingo, dove interpreta tutte le voci di corridoio e di contorno delle mille figure sospese come avvoltoi attorno alla famosa carcassa, fanno da contraltare stilettate dolci e soffuse, tenere carezze di abbracci mancati, sensibili tocchi, gocce di memoria con aplomb e umanità, distacco e amore. Le vere voci dei due padri altisonanti riprese dalla segreteria telefonica fanno brividi, stordimento, palpiti. L’ansia da prestazione del carico dei due cognomi che lo hanno segnato è stato esorcizzato. Né al rancore, né all’astio, né al veleno; rimane solo la maturità, umana e artistica. Un atto d’amore», concludono le note, «e l’amore non è mai tardivo anzi aumenta di giorno in giorno.
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