Sbraccia a Musicultura «I miei miti? Graziani i Radiohead e Chopin»

TERAMO. Inizia stasera a Macerata l’avventura del cantautore teramano Francesco Sbraccia a Musicultura. E chissà che non riesca a bissare, 5 anni dopo, il successo di un altro abruzzese, Dante...
TERAMO. Inizia stasera a Macerata l’avventura del cantautore teramano Francesco Sbraccia a Musicultura. E chissà che non riesca a bissare, 5 anni dopo, il successo di un altro abruzzese, Dante Fancani, nell’autorevole Festival della canzone popolare e d'autore.
È quello che si augurano gli abruzzesi e gli estimatori del 28enne artista, senza nulla togliere agli altri sette finalisti da tutta Italia che il 20 e 21 giugno allo Sferisterio si giocheranno con lui la finalissima del 23 e la vittoria (da 20mila euro) nella 30ª edizione della prestigiosa vetrina. I magnifici 8 rappresentano il meglio di una competizione che in autunno li ha visti partire in 719. A votarli nelle serate condotte da Enrico Ruggeri e Natasha Stefanenko, seguite da Rai3 e ricche di ospiti, saranno i 2.500 spettatori dell’arena. Intanto Francesco, in gara col brano Tocca a me, può vantare i 4.516 clic sui social (secondo più votato) che dalla penultima rosa di 16 concorrenti lo hanno portato in finale. Inoltre, nella precedente eliminatoria del 2 marzo a Macerata, con audizione dal vivo nel teatro della Filarmonica di 54 concorrenti, Sbraccia ha vinto il premio del pubblico. In quella serata il cantautore abruzzese, chitarra e voce, ha proposto oltre a Tocca a me anche Naturale e La tua qualità, dall’album Etimologia (Genziana Dischi, 2018), accompagnato dalla band che sarà con lui stasera in piazza Cesare Battisti (ore 21.30) e poi allo Sferisterio: Francesco Capitanio chitarra elettrica, Stefano Befacchia tastiere, Fabio Tona basso, Federico Adriani percussioni, Edolo Ciampichetti batteria, Davide Grotta vocoder e live electronics. Alto, magro, lunghi riccioli biondi e occhi azzurri, elegante come la sua chitarra cristallina e i testi intimisti, diploma di pianoforte e laurea in ingegnera elettronica, allievo di composizione nel conservatorio aquilano Casella, Sbraccia ha iniziato a scrivere i brani nel 2014, seguiti dall’ep in inglese No Worries. Nel 2017 come compositore ha vinto il bando Sillumina- Siae. Nel 2018 l’album Etimologia, in italiano, suonato tutto con Grotta.
Francesco si aspettava di arrivare alla finale di Musicultura?
No. Musicultura è la manifestazione più importante in Italia per la musica d’autore emergente. Avevo già partecipato all’edizione precedente e non avevo passato nemmeno la prima fase. Ero scoraggiato. Però l’autunno scorso, contento per l’uscita del disco, mi sono detto: perché non riprovare? Mi ha anche incoraggiato Dante Fancani. Certo, Tocca a me è un pezzo intimista e il festival ha sempre premiato tematiche sociali, perciò non pensavo di arrivare addirittura alla finale allo Sferisterio. Forse hanno premiato le sonorità del brano, superiori agli standard della musica italiana.
Conosceva gli altri finalisti?
Li ho conosciuti al teatro Persiani di Recanati, quando è stata presentata la rosa dei 16, in una serata condotta da John Vignola di Radio1 Rai, media partner di Musicultura che seguirà anche le serate finali. Vignola ha poi ospitato noi 8 finalisti, abbiamo suonato il 4 giugno dal vivo nella Sala A di via Asiago a Roma. Il concerto è stato trasmesso su Radio1 tre sere dopo.
Autore di musiche e testi, è passato dall’inglese degli esordi a cantare in italiano. Quali cantautori l’hanno ispirata?
Ivan Graziani soprattutto. L’inglese è più plasmabile, l’italiano è una lingua complicata da usare, all’inizio mi uscivano testi brutti, con espressioni retoriche, parole scontate. Poi ho riprovato, perché ho apprezzato di più certi cantautori, il loro registro non fumoso e non retorico. Ivan, che scriveva con un lessico leggero ma non vuoto, con immagini capaci di creare emozioni. E Niccolò Fabi. Tra gli stranieri i Radiohead e i capostipiti dell’indie-folk anglosassone i Bon Iver e Sufjan Stevens.
E in ambito classico?
Pianisticamente Chopin su tutti, dentro la sua musica finezze incredibili. Bach, imprescindibile. Il Beethoven sinfonico. Rachmaninov. Tra i contemporanei Steve Reich.
E la laurea in ingegneria?
Nel cassetto. Mi sono rifiutato di fare l’ingegnere, ci vuole una mentalità inquadrata. Io mi faccio domande, sono curioso, mi piace fantasticare. Ma in studio di registrazione so parlare la stessa lingua dei fonici.
Riesce a vivere di musica? Per ora la fonte principale di reddito è l’insegnamento. Insegnare musica mi piace molto.
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