Semmelweis, storia maledetta di una scoperta scientifica

L’individuazione dell’origine della febbre puerperale nella Vienna dell’800 da parte di un dottore ungherese osteggiato dal potere e finito in manicomio
Vienna, capitale d’Austria - Ungheria e cuore pulsante del vecchio continente, metà dell’Ottocento: la Scuola Medica Viennese è all’avanguardia in Europa. Il giovane medico Ignac Fulop Semmelweis da Buda, ventinove anni, è assunto il 27 febbraio 1847 come assistente nella prima clinica ostetrica dell’ospedale viennese.
A metà dell’Ottocento, nei nosocomi occidentali il destino delle partorienti è messo a rischio da una misteriosa patologia conosciuta come “febbre puerperale”. L’attenzione di Semmelweis, ingegno mercuriale e animo inquieto, viene catturata da un fatto anomalo, noto e stranamente trascurato. La mortalità delle puerpere nella prima clinica di ostetricia, diretta dal professor Johann Klein, è dieci volte più alta che nella seconda divisione dello stesso reparto. E c’è un altro fatto curioso: nella prima clinica lavorano medici, mentre nella seconda i parti sono affidati alle infermiere ostetriche.
Secondo la spiegazione ufficiale, l’accanimento della febbre puerperale nel primo reparto è da attribuire a fattori epidemici legati a cambiamenti di tipo atmosferico – cosmico – tellurico. Semmelweis falsifica subito la teoria: se fosse un fatto epidemico, i decessi dovrebbero ripetersi nel secondo reparto di ostetricia con oscillazioni irrilevanti.
La causa della mortalità anomala va cercata allora all’interno del reparto. Ossessionato, il giovane medico elabora ipotesi in serie: il sovraffollamento, la peggiore manualità dei medici rispetto alle ostetriche, persino l’offesa portata al pudore delle puerpere dai modi maschili. Con rigore metodologico, egli falsifica una dopo l’altra ognuna di quelle ipotesi.
Osteggiato dai colleghi più anziani, solo nella sua battaglia contro la febbre puerperale, Semmelweis getta la spugna e si reca a Venezia.
Al suo ritorno lo attende la svolta. Il professor Kolletschka, docente di medicina legale, è morto: una piccola ferita da bisturi occorsa durante la dissezione di un cadavere gli ha procurato un’infezione fatale, con sintomi simili a quelli delle puerpere: febbre, flebite, pleurite, pericardite, peritonite, meningite.
«Si impose al mio spirito con una chiarezza irresistibile», annota Semmelweis, «l’identità tra la malattia di cui era morto Kolletschka e quella per cui avevo visto morire così tante centinaia di puerpere».
I reperti microscopici rivelano inoltre piena identità con quelli delle vittime di febbre puerperale, sia donne che neonati. Anche le puerpere – ragiona allora Semmelweis - dovevano essere entrate in contatto con particelle cadaveriche. I medici della prima clinica di ostetricia, infatti, visitavano le donne dopo aver compiuto dissezioni e autopsie nel reparto di anatomia patologica, lavando le mani soltanto con acqua e sapone.
Senza formale autorità, Semmelweis impone ai colleghi un nuovo protocollo: prima delle visite al reparto di ostetricia tutti devono lavare le mani con chlorina liquida, poi sostituita da cloruro di calce e infine dal cloro. Il tasso di mortalità crolla dal 10 all’1%.
Come premio, il primario Johann Klein non gli rinnova il contratto, con l’accusa formale di aver modificato i protocolli ospedalieri senza averne l’autorità.
Semmelweis ritorna in Ungheria e prende servizio all’ospedale San Rocco di Pest, dove, applicando le stesse misure di igiene, riesce a debellare la febbre puerperale. Nel 1861 dà alle stampe Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale, accolto con ostracismo dalla comunità scientifica. Schiacciato da complessi di inferiorità e manie di persecuzione, subisce un crollo psichico e viene rinchiuso in manicomio. Muore ad appena quarantasette anni – ironia della sorte - per una sepsi seguente a un intervento chirurgico.
Nel 1879, Louis Pasteur avrebbe dimostrato, con la scoperta della microbiologia, che Semmelweis aveva ragione. Consapevole che nella scienza non esistono verità assolute – chi pretende di affermarle, ha scritto Einstein, è presto o tardi «sommerso dalla risata degli dei» - egli aveva scelto di salvare le pazienti piuttosto che le teorie dominanti.
Céline fu studente di medicina e dedicò la sua tesi, nel 1924, proprio a questo eroe della scienza moderna. “Riflesso di Semmelweis” è l’espressione con cui oggi, in epistemologia, si descrive il rifiuto preconcetto di una nuova idea da parte dell’establishment scientifico.
Onorato nelle facoltà di medicina di tutto il mondo come “il salvatore delle madri”, dal 1969 l’Università di Budapest porta il suo nome. Nel 2013 l’Unesco ha inserito la sua vicenda nel registro della memoria del mondo. «Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani» - recita l’epitaffio scritto in suo onore da von Hebra, vecchio collega – «ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis».
Nulla, invece, resta al mondo del dottor professor Johann Klein, l’illustre primario viennese, né dei suoi protervi colleghi e ossequiosi assistenti. Se qui ne ricordiamo il nome, il merito è del povero dottor Semmelweis di Budapest, assistente medico della prima clinica ostetrica dell’Ospedale di Vienna.
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