«Senza concerti ero disperato, io legato all’Abruzzo»

Il pianista questa sera ad Atri: «Sono per metà teramano e tornare qui è sempre una gioia»
ATRI. È arrivato il momento dell’ospite più atteso dell’estate atriana. Stasera nella città ducale appuntamento col pianista, compositore e direttore d’orchestra Giovanni Allevi, protagonista della musica classica contemporanea, tanto amato da un pubblico planetario quanto criticato dagli ambienti accademici.
A 51 anni (compiuti il 9 aprile) il musicista ascolano, per metà teramano grazie alla madre Fiorella, conserva sotto la gran massa di riccioli neri la capacità di un bambino di stupirsi e di stupire. L’incontro con Allevi, in programma alle 21.30 in piazza Duchi d’Acquaviva, rientra nel cartellone Atri Incontra, a cura dell’associazione Abruzzo Ontario in collaborazione con Fla, il Festival di libri e altrecose di Pescara diretto da Vincenzo D’Aquino, e Comune di Atri. “Tra parole e musica” il titolo della serata (25 euro il biglietto).
In piazza 500 posti a sedere; per partecipare alla serata col maestro Allevi e alle altre iniziative del cartellone atriano (domani Orchestra Popolare del Saltarello alle 21.30) è necessario registrarsi sul sito viviatri.it.
Laurea con lode in Filosofia (con la tesi “Il vuoto nella Fisica contemporanea”), due diplomi al conservatorio in pianoforte e in composizione col massimo dei voti, in 23 anni di carriera musicale 16 album dall’esordio “13 dita” al recente “Hope” con 750mila copie vendute, cinque saggi filosofici, nel 2011 dal Presidente Napolitano l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica, altri riconoscimenti in patria e all’estero, dedicatario di un asteroide, Giovanni Allevi ha avuto soprattutto il merito di avvicinare le giovani generazioni alla musica colta, rompendo oltre agli schemi comunicativi anche il legame con l’esperienza dodecafonica e minimalista per affermare una nuova intensità, tra tradizione classica e suoni del presente.
Maestro, che effetto le fa ogni volta suonare in Abruzzo, terra di sua madre?
Sono per metà abruzzese, e nei primi anni di vita ho vissuto a Teramo. Quindi, ogni volta, tornare in Abruzzo è una gioia indescrivibile.
Cosa proporrà al pubblico di Atri?
Attraverso il dialogo con un moderatore e l’esecuzione al pianoforte ripercorrerò la mia storia, dal primo concerto, con sole cinque persone di pubblico, alla recente operazione agli occhi in Giappone. L’incontro si trasformerà in una seduta psicoanalitica!
Come ha vissuto il ritorno alla musica dal vivo dopo i mesi di chiusura per il Covid?
È davvero incredibile l’affetto che sto ricevendo in questi primi concerti dopo la chiusura, anche se ho sempre avuto un rapporto ascetico con la musica. Ora sento che qualcosa è cambiato dentro di me, come se avvertissi una consapevolezza più profonda del suono. Uno struggimento mi pervade.
Ha dovuto rinviare molti concerti?
Ho interrotto un tour europeo e ho dovuto rinviare una tournée in Cina e una in Giappone.
Nei mesi di confinamento cosa ha fatto? E che insegnamenti ha tratto dalla situazione?
Per superare la disperazione iniziale nel veder annullati tutti i miei impegni mi sono preso cura di una pianta. Ho cominciato a parlarle e a stabilire con lei un dialogo. Il frutto di questo incontro magico è un libro di filosofia che uscirà il 27 agosto, “Revoluzione”. In quelle pagine a tratti deliranti faccio tesoro della situazione alterata che tutti abbiamo vissuto, attraverso una riflessione sull’innovazione, sulla Natura e l’esistenza di Dio.
La sua formazione filosofica come influisce sulla sua musica?
La filosofia mi ha dato la forza di portare avanti il mio disegno, quello di una musica classica contemporanea, nonostante la forte opposizione del mondo accademico.
A quale suo brano è più legato?
Io non so cosa resterà della mia musica in futuro, se finirà con me o se verrà ricordata, ma credo che il mio Concerto per violino e orchestra abbia tutte le carte in regola per resistere allo scorrere del tempo.
Che effetto le fa sentire il suo inno “O generosa!” aprire le partite di calcio di Serie A?
Per me il calcio è sempre stato questo: l’impolverato campetto della parrocchia vicino casa dove avrei voluto giocare di più con gli amici, ma il dovere per lo studio mi riportava inevitabilmente sui libri. Le note di “O generosa!”, quindi, colmano la distanza con un mondo che non ho mai vissuto, ma che ho sempre amato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA