Settanta anni di una leggenda Gilmour, chitarrista dei Pink Floyd

PESCARA. David Gilmour, leggendario chitarrista, voce e co-leader insieme a Roger Waters dei Pink Floyd, compie domani 70 anni. La band che con lui ha rivoluzionato la storia della musica non sale...
PESCARA. David Gilmour, leggendario chitarrista, voce e co-leader insieme a Roger Waters dei Pink Floyd, compie domani 70 anni. La band che con lui ha rivoluzionato la storia della musica non sale più sul palco da quasi 30 anni, fatta eccezione del Live8 del 2005, ma Gilmour sembra, oggi più che mai, lontano dal voler ritirarsi in pensione: il suo quarto album da solista, Rattle that Lock, è stato pubblicato appena cinque mesi fa e l’artista britannico è pronto a partire per un tour mondiale che lo porterà il prossimo 10 e 11 luglio a Verona.
Dal basso alla batteria, dalle tastiere all’organo fino al sassofono e al piano, Gilmour suona di tutto, ma è con le sei corde che raggiunge il punto più alto, tanto da passare alla storia come uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Lontano dai virtuosismi tecnici di Ritchie Blackmore dei Deep Purple e dai riff sporchi di Keith Richards, dei Rolling Stones, con la sua Fender Stratocaster, il chitarrista dei Pink Floyd tira fuori giri melodici, ma complessi che spaziano dal blues al rock psichedelico e che imprimono ai brani dei Pink Floyd quel sound riconoscibile al primo ascolto.
In Time, uno dei capolavori della band britannica, era proprio Gilmour a mettere in guardia dal non «sprecare tempo» quando si è giovani e «la vita è lunga», perché è facile «mancare il segnale di via» e guardarsi indietro quando è troppo tardi. Un monito che il chitarrista ha fatto suo sin dall’ ingresso nel gruppo, quando è stato chiamato a sostituire l’amico Syd Barrett, anima e mente dei Pink Floyd, ormai provato dai problemi psichiatrici e neurologici esacerbati dall’uso di droghe. Il «diamante pazzo» che il gruppo ricorderà più volte negli album che seguiranno.
Da Comfortably numb a Shine on you Crazy Diamond, da Wish You were Here a Hey you, l’eredità musicale di David Gilmour è vastissima, ma lungi dal definirlo una rockstar. Droghe a parte, il musicista è lontano fisicamente e mentalmente dallo Studio 54 di New York, la discoteca in cui si ritrovavano i Rolling Stones, Iggy Pop, e dagli altri protagonisti della scena musicale di quegli anni, non indossa costumi di scena alla David Bowie o divise del “Sergente Pepe” dei Beatles. Per festeggiare il compleanno di Gilmour questa sera al The Hostel di Chieti, con inizio alle 22.30, i Paintbox-Pink Floyd Tribute Band proporranno una serata particolare intitolata “The Big Ones”. Per gli amanti di una delle più grandi band della storia della musica sarà un evento: dopo aver eseguiti integralmente due dischi epocali come “Wish you were here” e “Animals”, in questa occasione la scaletta sarà incentrata sui pezzi più lunghi e articolati dei Pink Floyd, le cosiddette suite. Chicca per i fans: sarà eseguita “Shine on you crazy diamond” esattamente come fu concepita nella sua interezza. I Paintbox vestono le canzoni dei Pink Floyd con gli arrangiamenti originali dell'epoca: a parte la fedeltà dell'secuzione si possono trovare arrangiamenti tipici di un dato tour della band. In formazione: Fabrizio Carota, basso/voce; Roberto Mastro, chitarre/voce; Stefano De Berardinis, chitarre; Andrea Andreoli, tastiere/cori; Alberto La Torre, batteria; Andrea Onofri, sax; Manuela Genovasi, Daria De Petris, Lorenza De Leonardis cori.
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