«Siamo goliardici con un gran cuore» I Kutso al Dejavu

22 Maggio 2015

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA. Scherzo e provocazione uniti in un linguaggio gioiosamente frenetico. Così si presentano i Kutso sul loro sito web. La band romana rivelazione delle Nuove Proposte al...

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA. Scherzo e provocazione uniti in un linguaggio gioiosamente frenetico. Così si presentano i Kutso sul loro sito web. La band romana rivelazione delle Nuove Proposte al Festival di Sanremo – con il brano “Elisa” – applauditissima al Concertone del Primo Maggio a piazza San Giovanni a Roma, si esibirà questa sera al Dejavu di Sant’Egidio alla Vibrata (il concerto si terrà anche in caso di maltempo. Ingresso libero. Info: 3384231576). Lo scorso febbraio è stato pubblicato “Musica per persone sensibili”, secondo album della band dopo “Decadendo (su un materasso sporco)”. Solo nel 2014 il gruppo ha collezionato oltre 120 date in tutta Italia con il Perpetuo tour. Il Centro ha intervistato il cantante del gruppo, Matteo Gabbianelli, alla vigilia del concerto abruzzese.

“Musica per persone sensibili”. Perché questo titolo?

«Vuole un po’ compensare l’immagine che diamo al primo impatto. Il titolo dell’album vuole fare da contraltare all’attitudine goliardica che abbiamo. Vuole invitare ad ascoltare la nostra musica con attenzione, a capire che anche le nostre canzoni sono frutto della nostra interiorità e che interagiamo con la realtà circostante. Il suono è più compatto, più rock rispetto al primo disco, ma le tematiche restano le stesse. Sono canzoni “espressioniste”. Siamo persone allegre, sovversive. Tendiamo a sbeffeggiare tutto ciò che tende ad avere un atteggiamento serioso, spesso scatole vuote che fanno discorsi convenzionali con il tono da intellettuali, come diceva Gaber. Ci sono più figure femminili in questo album rispetto al primo, ma non si tratta di canzoni d’amore. Ci sono sfoghi, invettive, forme di outing come nel caso di “Io rosico”, che sarà il prossimo singolo. Ce la prendiamo con tutti e in primis con noi stessi».

Secondi a Sanremo tra le Nuove proposte. Vi aspettavate questo successo e cosa è cambiato dal Festival?

«Eravamo coscienti di portare a Sanremo qualcosa che sarebbe balzato all’attenzione del pubblico, della diversità del nostro carattere rispetto a quello che c’era sul palco. Da allora stiamo lavorando molto di più. Abbiamo attenzione maggiore dai media, degli addetti ai lavori, e molte più richieste di concerti».

Come sono nate le numerose collaborazioni presenti nel disco e con chi vi piacerebbe collaborare?

«Sono nate dalla nostra attività live . Ci sono Pier Cortese, Piotta, Alex Britti ed altri. Con Alex abbiamo un rapporto più stretto, ci conoscevamo da anni e ci ha sempre seguito. E’ coproduttore di questo album, ma la collaborazione con lui c’è stata più volte, ancora prima del nostro primo disco. E nel futuro ci piacerebbe collaborare con Caparezza, del quale abbiamo aperto già dei concerti a Miami, Roma e Torino. Ci piace totalmente: come artista, essere umano e manager di se stesso».

Quali sono i suoi punti di riferimento musicali?

«Sicuramente Rino Gaetano, Giorgio Gaber, Lucio Battisti, Stevie Wonder, i cantanti jazz. Gigi Proietti per quanto riguarda la teatralità, l’unione tra voce e gestualità».

Parliamo del brano sanremese. “Elisa” ha qualcosa in comune con “Marzia” del precedente album?

«Marzia è la mia compagna, quella canzone la scrissi proprio per lei, per convincerla a stare insieme a me. Elisa è un personaggio inventato, ma la canzone è stata scritta nello stesso periodo, con un altro arrangiamento».

Una sua opinione sulla musica emergente in Italia?

«C’è molto fermento, ci sono tante realtà valide. Credo che la morte del mercato discografico italiano sia la vita di tutto il sottobosco che c’è. Penso allo Stato Sociale, per esempio. Gruppi che non si vedono in tv e non si sentono in radio ma fanno molti dischi. È un periodo florido per la musica in Italia».

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